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lunedì, 17 novembre 2008
stanotte, per la seconda volta in pochi mesi, mi hanno rubato il navigatore satellitare dall'auto.
Si tratta di un satellitare montato fisso sull'auto (quindi per "smontarlo" occorrono strumentazioni adatte! Non basta, insomma, una qualsiasi chiave inglese).
L'auto è dotata di allarme, ma i "ladri" hanno trovato il modo di by-passarlo: sfondano il vetro posteriore ed entrano senza aprire le portiere. Quando escono - dopo aver "lavorato" sodo per smontare il navigatore - allora scatta l'allarme ed infatti, affacciandomi alla finestra appena è partita la sirena (l'auto è posteggiata proprio sotto casa) li ho anche visti scappare.
E così, il mio (ex!) navigatore satellitare fra qualche giorno sarà in vendita su e.bay!
Allora mi domando: visto che si tratta di un navigatore satellitare montato di serie ... chi ha interesse a comprarlo?
E comunque, il "compratore" sa benissimo che si tratta di un articolo che NON si trova sul mercato e che - se in vendita - può provenire solo da un furto!
Insomma, se non ci fosse chi compra merce rubata, il mestiere di ladro finirebbe oggi stesso.
Allora - caro signor ladro - lasciatelo dire: in fondo, tra noi due, quello che sta peggio sei tu: costretto a vagare nella notte, con la paura di essere scoperto, lavorando spesso per niente, mentre gli altri, gli onesti, dormono il sonno dei giusti!
Forse, se fossi davvero furbo, la smetteresti di fare il ladro e penseresti seriamente a passare anche tu tra la schiera degli "onesti".
Ah, ti avviso: ho fatto montare un nuovo tipo di allarme che scatta ANCHE quando si rompe un vetro!
Insomma, da domani io riavrò il mio satellitare come prima ... ma per te il lavoro si fa di giorno in giorno più difficile
Paolo
mercoledì, 12 novembre 2008
ormai sembra che la panacea di tutti i mali per risolvere i problemi sia ... la riduzione del personale!
Se io ho un'azienda con mille dipendenti e tu ne hai una con altri mille ... uniamo le nostre aziende, così il fatturato si somma (perché ai tuoi clienti si aggiungono i miei) mentre le spese si dimezzano (perché tra i tuoi ed i miei, troveremo al maniera di lasciare a casa 1.000 persone).
Una volta le aziende guadagnavano, poi (nella lotta alla concorrenza) hanno cominciato ad usare un mezzo molto semplice: la riduzione dei prezzi!
Se il mio concorrente vende una certa cosa a 100, io la venderò a 90.
Allora lui scenderà a 80, ed io a 70 ... e vai così.
Fino a che i guadagni si sono assottigliati scendendo sotto zero.
A quel punto ... per poter continuare in questa spirale senza fine (corsa al ribasso) E QUINDI per poter ridurre i miei prezzi, dovrò tagliare il personale.
Però il personale che viene tagliato è anche il consumatore che compra il mio prodotto.
Ma se (dall'esempio dell'inizio) da 2.000 lavoratori, il numero si dimezza ... si dimezzerà anche il numero dei consumatori.
E allora?
Se voglio stare (con la mia azienda) sul mercato dovrò continuare a tagliare le spese .. e continuare a lasciare a casa lavoratori.
Ma quando alla fine di questa discesa agli inferi, tutti saranno stati licenziati ... anche i "consumatori" saranno "zero" e così il mio prodotto non lo potrò proprio più vendere a nessuno.
Oggi assistiamo a continui licenziamenti (da parte soprattutto della grande industria) e adesso ci si mette anche lo Stato (a licenziare, o - come prevede il decreto Gelmini - a NON assumere!).
Ma tutta quella marea di gente che sarà "disoccupata" cosa andrà a fare?
Come farà a mangiare (tutti alla Caritas?), come farà a pagare un affitto o un mutuo, insomma come farà a campare?
Qui si sta solo pensando a lasciare gente a casa ... in balia di se stessi, con un'ottima industria che sta assumendo alla grande e che è il maggior produttore di utile in Italia: mafia, camorra e similari.
Quindi con, sostanzialmente, tre alternative (per tutti i disoccupati) che non vogliono morire di fame:
- aderire alle proposte delle mafie
- andare a fare i barboni
- tentare il colpo ... e, se va male, farsi mantenere nelle patrie galere
Lo Stato dovrebbe preoccuparsi di tutti i suoi figli, di quelli bravi e di quelli meno fortunati (le migliaia di "precari" che colpa hanno? Lavorano come e più degli altri, ma - stando alla Gelmini - NON saranno assunti. Non li licenziano perché - semplicemente - non li hanno mai assunti).
Sono d'accordo nel premiare i bravi (diamogli incentivi, maggiorazioni di stipendio, come facciamo noi nell'industria privata .. almeno, nella piccola!) ma NON licenziamo solo per TAGLIARE LE SPESE (attenzione, non sto dicendo di NON licenziare i lavativi! Ma qui - con il decreto Gelmini - si parla di TAGLIARE le spese perché magari un maestro in un paesino sperduto aveva solo tre alunni! E allora? Siccome non è PRODUTTIVO, va lasciato a casa? Ma lo STATO non è un'AZIENDA! l'AZIENDA deve fare utile, lo STATO deve dare dei servizi ai cittadini ... sono due cose diverse)
E qui arriviamo a Berlusconi: uno che intende gestire lo STATO come fosse un'AZIENDA ha (a mio modesto parere) sbagliato in partenza!
Sarebbe come se io decidessi di gestire la mia FAMIGLIA come fosse un'azienda: i figli universitari NON producono reddito familiare? Allora smettiamo di mantenerli!
Paolo
(ho scritto di getto ... per cui scusate le ripetizioni e gli errori!)
venerdì, 07 novembre 2008
organizzato da Assologistica, si è tenuto a Milano un convegno (patrocinato dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti) per discutere sulla crisi della logistica (ma anche sui piani strategici di sviluppo).
Un sottotitolo imponente: "gli operatori chiedono e le istituzioni rispondono"
La giornata è partita con notizie da paura: la produzione dell'acciaio in Cina è crollata dell'80 per cento. Le aziende cinesi vendono "sottocosto" per mantenere l'occupazione. Il PIL di Singapore (considerata la Svizzera del Far East!) passerà dal più 9 del 2007 al meno 12 del 2008.
Ci sono, in atto, una crisi di liquidità ed una crisi dei consumi.
Insomma, l'abbiamo capito: siamo in recessione.
Bisogna solo capire se sarà una recessione a U, oppure ad L.
Cosa vuol dire, direte voi?
Che se è una recessione di tipo "U" allora dopo il crollo in verticale, ci sarà un periodo di stasi in orizzontale e poi una ripresa, ancora in verticale.
Se invece la recessione è di tipo "L", dopo il crollo verticale ci sarà la stagnazione ... per un tempo indefinito.
Non male come prospettive: siamo in ballo tra (come suol dirsi) la padella e la brace.
Proviamo a fare un'analisi con un po' di ottimismo?
L'Italia - protetta dall'Euro - ha comunque tenuto. Nessuna banca italiana - finora - ho chiuso, nè ha avuto bisogno di immissione di capitali statali (come noi solo la Spagna. Gli altri grandi d'Europa - Germania, Francia, Inghilterra - hanno avuto tutti bisogno di interventi statali).
E poi noi abbiamo ... la black economy (cosa ci tocca sentire!).
La vera differenza la fanno però (ma guarda la novità , che novità non è!) le PICCOLE e MEDIE aziende, che sono molto attive e certamente meglio strutturate rispetto alle grandi.
Dopo queste premesse (elencate in maniera eccelsa da un giornalista come Lorenzo Raffo, direttore di TUTTOTRASPORTI) ha preso la parola il sottosegretario ai Trasporti Bartolomeo Giachino. "Purtroppo - ha detto - niente è più come prima e, dopo quanto avvenuto negli ultimi quindici giorni, la situazione è cambiata ancora".
Il problema - in Italia - sembra essere sempre uno ed uno solo: mancano i soldi (meno male che c'è Tremonti che - tagliando qui e là - cerca di salvare il salvabile!).
Lo ha contraddetto Mario Lovelli, membro della commissione trasporti ma esponente dell'opposizione: "forse i soldi non ci sono perché quelli che c'erano sono stati spesi male".
Ed ha portato l'esempio di solo due "voci di spesa" attualissime: 1,5 miliardi di euro spesi per la riduzione dell'ICI (non dimentichiamo che l'ICI era già stata ridotta dal governo precedente, ma solo per il 40 per cento delle famiglie. Quelle, per così dire, meno abbienti. Il nuovo governo ha esteso il beneficio a tutti) e 2,5 miliardi di euro per risolvere il nodo Alitalia (calcolati sommando i debiti che confluiscono nella "bad company" e gli ammortizzatori sociali messi in atto).
Al di là della polemica, però, se non si sviluppano le infrastrutture (ormai sono decine di anni che ne discutiamo dicendo sempre la stessa cosa!) la situazione non potrà che peggiorare.
Un esempio: le autostrade sono cresciute, in Europa, del 79 per cento. Da noi in Italia del 7,9 per cento.
Abbiamo già speso non so quanti milioni (o miliardi?) di euro per la progettazione (sì, SOLO per la progettazione) del ponte di Messina.
Intanto in Cina hanno progettato e costruito (in cinque anni!) un ponte lungo 10 volte lo stretto di Messina.
E - dulcis in fundo - siamo punto e a capo con la questione autotrasporto: gli autotrasportatori chiedono che il Governo legiferi in materia di TARIFFE (che, secondo i calcoli astrusi degli autotrasportatori, dovrebbero lievitare del 50 per cento) altrimenti bloccheranno ancora strade ed autostrade.
In un mercato che si proclama libero ed aperto alla concorrenza, gli autotrasportatori chiedono - dunque - la "statalizzazione" del settore.
E, per chi ancora non lo sapesse, in quel disegno di legge sull'autotrasporto sono previsti alcuni interventi (sollecitati dagli autotrasportori!) che puntano ad affrancare l'autotrasporto dalla "dipendenza rispetto a un mercato dominato da aziende di committenza e di intermediazione ...!" per cui solo il padroncino proprietario di camion potrà sottoscrivere contratti di trasporto.
Insomma, si sta pensando al trasporto "solo" sulla base di trasporto terrestre a mezzo camion (si sono dimenticati, in un sol colpo, di treno, aereo e nave!).In poche righe un'intera categoria (gli spedizionieri, 30 miliardi di euro di fatturato, migliaia di aziende e centinaia di migliaia di dipendenti) verrebbe spazzata via.
Dunque quelle PICCOLE e MEDIE aziende che - abbiamo visto - sono il vero motore dell'economia italiana vedono il loro futuro ancora più nero?
Assurdo?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Lo so, in questo mio articoletto sono stato un po' polemico e allora lasciatemi finire sull'onda della polemica.
Durante il convegno hanno premiato le aziende che più si sono distinte nel settore della logistica.
Con tante aziende italiane presenti nel settore, sono andati a prendere due multinazionali: CEVA e DHL-DANZAS.
Ho sottomano i dati di bilancio del 2005: CEVA perdeva quasi tre milioni di euro. DHL-DANZAS invece 25 (milioni di euro).
Non so CEVA, ma DHL-DANZAS l'anno dopo è scesa a perderne solo 18 (milioni di euro).
Intanto, per quanto ne capisco di economica, chi NON guadagna NON paga le tasse sul NON guadagno, vero?
Ma allora VINCE (il premio come miglior operatore del settore!) solo chi PERDE (però deve perdere milioni di euro!).
Poi possiamo discutere su come sia possibile che certe aziende perdano somme enormi e continuino a rimanere sul mercato. Io una risposta ce l'ho ma non la dico perché altrimenti mi prendo un'altra denuncia per diffamazione (dire la verità , in Italia, è un reato).
Eppure c'era (tra gli oratori) il titolare di un'azienda che mette insieme TRE caratteristiche:
(1) è ITALIANA
(2) ha GUADAGNATO (non fatturato, sia chiaro, ma GUADAGNATO e quindi pagato le tasse sul reddito!) 670.000 euro nel 2005 e 870.000 euro nel 2006
(3) si dedica all'INTERMODALE (che è la vera soluzione al traffico camionistico, agli intasamenti autostradali, allo smog che ormai ci avvelena la vita!).
Ma non è stato premiato.
Il suo nome? Livio Ambrogio.
La sua ditta? "AMBROGIO TRASPORTI".
(Paolo Federici)
lunedì, 03 novembre 2008
il concetto di base del Capitalismo è: "io - il capitalista - ci metto i soldi. Tu - il lavoratore - ci metti il lavoro.".
E poi?
Una cosa logica sarebbe: dividiamo il guadagno!
Ma non è così che succede: il "guadagno" va al capitalista mentre al lavoratore rimangono le briciole (quel minimo indispensabile per vivere, anzi sopravvivere!).
Oggi poi, sono sempre più quelli che si improvvisano capitalisti.
Ci mettono i soldi, ma senza avere più alcun collegamento con il lavoro.
Fioriscono gli "intermediari": finanziarie, banche, mediatori.
E tutti devono guadagnare.
Sempre meno sono i lavoratori e sempre più sono i capitalisti, gli investitori, i finanziatori.
Fino a che assistiamo all'esplosione delle bolle speculative con il crollo dei mercati finanziari (mentre il lavoro ... prosegue, come se niente fosse!)
E allora va detto: il lavoro può fare a meno del capitale. Il capitale NON può fare a meno del lavoro.
Immaginiamo dunque che il lavoratore diventi capitalista di se stesso.
Che fine farebbero tutti i capitalisti senza lavoro?
Vogliono creare una compagnia aerea ... senza i piloti. Come pensano di riuscirci?
Anch'io, qualche anno fa, ho investito dei soldi.
Ho VERSATO due milioni di lire (corrispondenti a circa 1.000 euro) e dopo poco più di dieci anni ho "INCASSATO" il guadagno: 100.000 euro.
Quale azione, quale banca, quale finanziaria, quale fondo di investimento è stato in grado di produrre un analogo guadagno?
Qui si parla del 10.000 per cento.
E - sia chiaro - senza dover cedere la proprietà del bene nel quale avevo investito quei 1.000 euro.
Anzi, c'è stato chi avrebbe voluto acquistare quella proprietà , offrendomi 1.000.000 di euro.
Cioè, vediamo di capire: 1.000 euro investiti quasi 15 anni fa valgono oggi 1.000.000 di euro e - sempre oggi - hanno prodotto un dividendo di 100.000 euro.
Qual è una tale società ?
Elementare, Watson!
La mia: basta investire su se stessi, senza andare a disperdere i capitali altrove.
Poi bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sodo.
Ma quando il lavoratore fa il salto di qualità e punta su se stesso, sganciandosi dal sistema capitalista, il risultato è assicurato.
Paolo
mercoledì, 22 ottobre 2008
abito in via Donizetti, a Redecesio di Segrate, una via che da sempre è a senso unico.
La scelta, oltre venti anni fa, è stata fatta per permettere un traffico scorrevole e lasciare, ai residenti, la possibilità di sosta su uno dei lati della strada.
Stamane, improvvisamente, sono apparsi alcuni cartelli stradali:
(1) divieto di sosta su ambo i lati della strada (dalle 08.00 alle 18.00). La domanda ovvia è: "e adesso dove le posteggiamo le auto?". Mi hanno detto "mettila nel box". Il "mettila" ... presuppone una sola auto per famiglia. Ma le famiglie, in venti anni, sono cresciute ed il numero di auto per famiglia sono almeno due o tre. Non sarà una colpa - spero - aver migliorato il proprio stato sociale? Avere figli universitari che, anche per la scarsezza dei servizi pubblici che collegano Redecesio a Milano, usano l'auto! E' vero, di notte possiamo posteggiare davanti a casa! Ma qualcuno mi deve spiegare perché da oggi - e per non so quanto tempo - devo uscire di casa alle 08.00 e rientrare dopo le 18.00. Visto che altrimenti NON saprei proprio dove posteggiare (potrei posteggiare a Lampugnano e poi prendermi un taxi per andare a casa. Magari è un'idea!).
(2) doppio senso di circolazione ma, nel senso contrario a quello usuale, consentito solo ai mezzi diretti al cantiere.
Ecco la sorpresa: il cantiere!
Qualcuno ha deciso di costruire delle case e, per evitare che i camion facciano un giro forse un po' lungo e tortuoso, si è anche deciso di sconvolgere la vita ad una cinquantina di famiglie.
Eppure le soluzioni "alternative" (e ben più realistiche!) ci sono eccome:
(A) ovviamente la prima è che anche i camion rispettino i sensi unici esistenti da venti anni e se dovranno fare qualche manovra in più ... la facciano!
(B) poi basterebbe prendere due omini muniti di paletta verde-rossa che, nel momento in cui i camion debbono entrare contro-senso, bloccano - per un paio di minuti - il traffico.
(C) ma la soluzione più ovvia sarebbe quella di collegare la strada che attualmente va alla ferrovia con il cantiere (si tratterebbe di sistemare qualche decina di metri di strada sterrata e buttare giù un pezzettino di muro!)

Quale è la differenza tra la soluzione decisa dal Comune e le TRE soluzioni alternative?
Che le soluzioni alternative significano un aggravio di costi per l'impresa costruttrice ... e naturalmente i soldi sono il fattore determinante di tutte le scelte dell'uomo moderno, con buona pace del quieto vivere e dei problemi che - altrimenti - vanno a gravare sulla pelle di 50 famiglie!
Lasciatemi aggiungere alcuni punti:
(AA) qualche anno fa hanno costruito dei box proprio davanti alla mia abitazione: i camion facevano il loro bel giro "turistico" per il paese rispettando i sensi unici e nessuno ha avuto di che lamentarsi (cosa hanno di diverso QUESTI camion rispetto a QUELLI?)
(BB) proprio perché abbiamo più di un'auto a famiglia, noi (e voglio dire mia moglie ed io!) usiamo - per andare al lavoro - la stessa auto, lasciando l'altra posteggiata sotto casa. Il nuovo "sistema" ci costringerà ad usare due auto per andare a lavorare, alla faccia della lotta al traffico ed all'inquinamento (senza considerare i maggior i costi per la benzina!)
(CC) se non possiamo più posteggiare davanti a casa, il COMUNE dovrebbe metterci a disposizione uno spazio "analogo" come capienza auto ... dove andare a posteggiare! Oppure il Comune ha già calcolato a bilancio le somme che incasserà grazie alle multe?
Finisco con la ovvia domanda: "chi è il genio?"
Chi è stato l'Einstein che ha ideato questa meravigliosa soluzione che ha il solo effetto di creare problemi insormontabili agli incolpevoli abitanti di via Donizetti?
Paolo Federici
mercoledì, 22 ottobre 2008
Piero Calamandrei (Firenze, 21 aprile 1889 – Firenze, 27 settembre 1956) è stato un giornalista, giurista, politico e docente universitario italiano.
Ecco una sua "attualissima" citazione (del ... 1950!):
"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà . Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"
(in Scuola Democratica, 20 marzo 1950.)
giovedì, 16 ottobre 2008
mercoledì, 15 ottobre 2008
la città di Segrate, sempre all'avanguardia per quanto riguarda la raccolta differenziata, ha disposto la consegna ai cittadini di raccoglitori speciali per l'umido!
Poiché quando è passato l'incaricato non ero in casa (eh sì, quel giorno - come tutti i giorni - alle 14.00 io sono al lavoro!) mi hanno lasciato una lettera:
"si prega presentarsi, per il ritiro dei contenitori, prezzo il magazzino della Cooperativa Multiservizi di via Tiepolo 8, dalle 09.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 oppure telefonare al ..."
Bene, ieri pomeriggio sono andato in via Tiepolo!
Sulla destra leggo i numeri pari, quindi mi avvio: 2 ... 4 ... 6 ... 8!
C'è un capannone (il centro servizi sarà lì?) però nessuna insegna, nessun campanello, il cancello chiuso (nonostante fossero le 15.30, quindi nell'orario indicato!). Sulla cassetta della posta è indicato un cognome ... (che non aiuta ad identificare il luogo come COOPERATIVA MULTISERVIZI).
Proseguendo sulla via ... dal lato opposto (miracolo?!) appaiono ancora i numeri pari: c'è un altro numero 8 di via Tiepolo?
Però non è nemmeno quello: si tratta di una villetta abitata.
Provo a telefonare: "l'operatore è occupato, lasciare il messaggio"
Lascio il messaggio, spiegando la questione e chiedendo di essere richiamato!
Ovviamente nessuno si degna di richiamarmi.
Oggi cerco su internet e trovo: COOPERATIVA MULTISERVIZI
Uffici
Via Redecesio, 2/bis - 20090 Lavanderie di Segrate (MI)
Tel
02 26 952 014 - 335 66 90 236
Fax
02 26 952 014
E-mail
info@cooperativamultiservizi.it
Magazzino
via Tiepolo, 8 - 20090 Segrate (MI)
Sede legale
Via Trento, 93 - 20093 Cologno Monzese (MI)
Provo a telefonare: "l'operatore è occupato, lasciare il messaggio"
Riprovo dopo un po': "l'operatore è occupato, lasciare il messaggio"
Riprovo dopo un po': "l'operatore è occupato, lasciare il messaggio"
Riprovo dopo un po': finalmente mi rispondono.
"E' vero - mi dicono - il capannone è quello, ma ieri - purtroppo - non c'era nessuno!"
"Bene, allora vengo adesso!"
No adesso stiamo uscendo: dovrebbe venire domani mattina!
"Ma scusi, intanto non capisco perché non ci sia nemmeno un'insegna, un nome, un campanello ... e poi non capisco perché se l'orario è dalle 15.00 alle 18.00 proprio in quello stesso orario non debba esserci nessuno?"
"Eh guardi, purtroppo oggi siamo fuori, venga domani mattina"
Certo, prenderò una mattinata di ferie!
Paolo Federici
martedì, 30 settembre 2008
l'articolo è stato passato in archivio, qui:
http://paolofederici.splinder.com/post/18753861
però i COMMENTI - da oggi - continuate a postarli solo qui, altrimenti si intasa il blog
Paolo
domenica, 28 settembre 2008
leggo su Google: Less than 20 years later Starbucks is one of the most popular brands in America. It has more than 12,000 stores around the world, 140,000 full-time employees and a market capitalization of $27 billion. Considering such a huge success and the fact that Starbucks is entering most of the international markets (including western Europe, China, Russia, Brazil, among others) one can not help but question: “Why Starbucks is not present in Italy?”.
:-)
Sono stato a Vancouver (Canada) una città con solo un terzo degli abitanti di Milano.
Eppure ci sono duecento (sì, duecento!) STARBUCKS cafè.
Per un italiano bere il caffè di STARBUCKS significa deglutire ... acqua sporca in quantità industriale, usando bicchieroni di carta che scottano in mano (mentre il caffè ti brucia la lingua!).
Credo che la cosa più schifosa che il mio stomaco abbia mai inghiottito sia proprio il caffè americano.
Con un'eccezione: il caffè di STARBUCKS è ancora peggio.
Ma allora perché tanto successo?
Solo in Italia è rimasto vivo il gusto per il buon caffè?
Se però esaminiamo la questione da un punto di vista prettamente "democratico", siamo noi - come minoranza - ad essere nel torto!
A quando - dunque - il primo STARBUCKS in Italia?
Paolo
mercoledì, 24 settembre 2008
beh, visto che sono negli USA vi do un'altra chicca sulla quale magari disquisire.
Ho chiesto ad un tassista se preferiva Obama a McCain.
Mi ha risposto con una domanda alla quale si è anche dato la risposta: "in Italia, che presidente avete? Italiano, vero! Perché allora noi americani dovremmo votare per un africano? E magari fra quattro anni votare per un cinese ...!? Voi lo vorreste un presidente africano oppure uno cinese, in Italia?! No, vero ... beh, nemmeno noi!"
E con questo anche Obama è bell'e sistemato!
:-(
Paolo
domenica, 21 settembre 2008
sono negli Usa e mi è capitato tra le mani l'ultimo numero di Vanity Fair.
C'è l'elenco delle 100 persone più "importanti" (ed influenti!) al mondo.
Al primo posto un politico, Vladimir Putin il "re" della Russia.
Al secondo posto un magnate delle telecomunicazioni, Murdoch.
Poi, tra i primi dieci, troviamo Abramovich (famoso per essere anche il padrone del Chelsea), Bernard Arnault (famoso per essere l'uomo più ricco di Francia), Alwaleed Bin Talal (principe saudita).
Questi cinque hanno tutti qualcosa in comune con il nostro Silvio!
Putin è un politico ... amico di Silvio (politico anche lui!).
Murdoch è un magnate delle telecomunicazioni ... come Silvio.
Se Abramovich ha il Chelsea, Silvio ha il Milan.
Se Arnault è il più ricco di Francia, Silvio è il più ricco d'Italia.
E Alwaleed Bin Talal è stato uno dei soci più importanti ... per il nostro Silvio.
Solo che nell'elenco dei 100, Silvio non c'è proprio.
L'Italia è rappresentata da personaggi della moda (Prada, Armani, Versace), da un industriale come Diego della Valle e dal rappresentante della Fiat (Lapo Elkann).
Ma allora non è che siamo noi a dare troppa importanza a qualcuno che invece, sul piano internazionale, è un emerito signor nessuno?
Paolo Federici
domenica, 14 settembre 2008
vediamo se ho capito:
in un qualsiasi mercato (libero!) Alitalia dovrebbe fallire.
C'è il signor Berlusconi che propone una soluzione alternativa cioè:
- NON la facciamo fallire ma creiamo DUE società, una che comunque FALLIRA' ed una che invece SOPRAVVIVERA'
- quella che fallirà si porterà dietro tutti i debiti di Alitalia (quindi chi è in credito con Alitalia, comunque i suoi soldi li perderà!)
- quella che SOPRAVVIVERA' farà arricchire 16 persone che, essendo italiani (anche lo svizzero Aponte è ... napoletano!) daranno l'illusione che la compagnia resti italiana.
Per realizzare questo meraviglioso progetto (meraviglioso per lui e per i suoi 16 amici ...!) pone delle condizioni per cui:
- o i sindacati ACCETTANO le loro condizioni (e chissenefrega dei diritti dei lavoratori)
- oppure i sindacati NON ACCETTANO le loro condizioni (così ALITALIA fallirà ma lui/loro potranno dire che la colpa è dei sindacati)
Insomma alla fine:
(1) qualunque cosa succeda ... i MERITI saranno solo dei 16 ... (che - ribadisco - non sono disposti a comprarsi Alitalia ... ma solo a comprarsi la parte BUONA di Alitalia)!
(2) qualunque cosa succeda ... le COLPE saranno solo dei sindacati!
Certo che sedersi ad un tavolo delle trattative sapendo che la ragione è solo da una parte, non può permettere di negoziare alcunché.
Allora, non parliamo più di negoziazione, parliamo di cosa succede veramente: in italiano si chiama RICATTO!
Chi siano i ricattati e chi i ricattatori, decidetelo voi.
Paolo
martedì, 09 settembre 2008
fare del giornalismo dovrebbe voler dire riportare notizie. Raccontare storie di vita vissuta. Riassumere fatti nella loro interezza.
Invece?
Intervistano il candidato a guidare la più grande potenza mondiale (Barack Obama) facendogli domande sui suoi programmi, sulle sue aspettative, sulle sue condiderazioni in merito alla situazione economica mondiale ed il "Corriere" cosa riporta in prima pagina? "Il lapsus di Obama: la mia fede musulmana".
Intervistano il ministro dell'istruzione (Mariastella Gelmini) facendogli domande sui suoi programmi, sulle sue aspettative, sulle sue condiderazioni in merito alla situazione della scuola italiana ed i resoconti si sprecano sul dove e quando la Gelmini ha ottenuto l'abilitazione!
Si parla e si scrive di giustizia e tutto (sui giornali ma anche sui telegiornali) si riduce ai commenti sul braccialetto elettronico.
Si parla e si scrive di Brunetta e tutto (sui giornali ma anche sui telegiornali) si riduce alle discussioni sugli statali-fannulloni (chiaramente gli statali che fanno il loro dovere ... non fanno notizia!).
Mi sembra, insomma, che giornali e telegiornali non si dedichino più al "riportare" le notizie nella loro interezza, ma solo al cercare lo scoop, il titolo ad effetto, la sparata del momento.
I discorsi dei personaggi pubblici vengono passati alla lente d'ingrandimento per trovare la frase da estrapolare da tutto il contesto e, così spogliata e resa "nuda", da sparare in prima pagina.
Prendere una frase da un contesto e "riportarla" magari in un virgolettato, può cambiarne tutto il senso.
Tornando al titolo del Corriere, mi sono preso la briga di andarmi a guardare il video dell'intervista ad Obama.
Sta parlando e dice "John Mc Cain non parla della mia fede mussulmana" l'intervistatore lo interrompe "fede cristiana" "fede cristiana" ribadisce Obama ... ma quale era il contesto?
Obama si stava "difendendo" da un'accusa dei repubblicani che cercavano di recuperare voti facendo sospettare che Obama fosse mussulmano.
Quindi Obama dice ... "cerchiamo di non girarci intorno: è vero che John Mac Cain non ha dichiarato che io sia di fede musulmana ..."
Stephanopoulos lo interrompe "fede cristiana"
Obama riprende, quasi ripetendo a pappagallo "fede cristiana" (ma lo dice più che altro quasi senza rendersene conto, solo perché suggerito dall'intervistatore che - evidentemente - non aveva seguito il contesto del discorso).
Ma poi rincara: "ciò che voglio dire è che lui personalmente non ha detto che io sia di fede mussulmana. E nessuno del suo staff lo ha mai detto. Ma sta di fatto che qualche repubblicano si è sforzato di far passare questa voce, suggerendo che io non sia quello che dico di essere per quanto riguarda la mia fede"
Poi è Obama a passare all'attacco: "però devo anche notare che l'unico giornale che continua a rimuginare su questa storia è solo il Washington Times".
Quindi quella frase "io sono di fede musulmana" presa a sè stante ha tutto un altro valore che non inserita nel contesto "dicono che io sono di fede musulmana quando questo non è vero".
Paolo
lunedì, 08 settembre 2008
è uscita la classifica italiana dei fornitori di servizi logistici (pubblicata, come ogni anno, in esclusiva dal “Giornale della Logistica”) relativa ai dati dei bilanci per l’anno 2006.
L'anno scorso, per aver espresso il mio parere commentando i dati ... è arrivata una richiesta di 400.000 euro per danni (da diffamazione!).
Poi quella richiesta si è ridotta a “solo” 50.000 euro e adesso … siamo per le vie legali.
Vedremo!
Intanto, mi domando: esiste la libertà di opinione, in Italia ... sì o no?
Posso "commentare" i dati, oppure devo sottostare alla legge del più forte per cui NON si possono criticare nemmeno i dati matematici?
Provo ad esprimermi in termini prettamente MATEMATICI (se poi anche affermare che due più due fa quattro è diffamazione, beh allora siamo davvero messi bene!):
(1) la prima della lista (DHL EXPRESS - GRUPPO DHL, con azionista di riferimento le POSTE TEDESCHE: DEUTSCHE POST) fattura 850 milioni di euro e ne perde quasi 11. L'anno scorso aveva fatturato un po' meno (810 milioni di euro) ma aveva perso un po' di più (25 milioni). E' possibile che i proprietari di una tale grande azienda (ha quasi 3.500 dipendenti, solo in Italia) ogni anno anziché dividersi utili ... mettano mano al portafoglio e ripianino solo perdite? Mah! Certo, si tratta di una multinazionale che magari perde in Italia e poi guadagna "altrove". Allora questo spiegherebbe da dove vengano i soldi per ripianare le perdite. Resterebbe il fatto che le tasse sugli utili ... vengano pagate altrove, ma questo non devo nemmeno pensarlo.
(2) la prima della lista (sempre lei: DHL EXPRESS - GRUPPO DHL) fa parte di un "gruppo" nel quale rientrano anche la quarta (DANZAS SPA), la diciottesima (DHL SOLUTIONS ITALY SPA) e le 104ma (DHL AVIATIONS SRL). Facciamo la somma? Il fatturato sale a più di 1.600 milioni di euro ... e la perdita scende a solo 8 milioni di euro. Poiché il fatturato TOTALE delle prime 1.000 aziende del settore è pari a 21.500 milioni di euro, significa che solo quel "Gruppo DHL" rappresenta quasi l'8 % (in termini di fatturato) dell'intero traffico. Lo scorso anno erano sotto il 7 %. Insomma hanno rosicchiato più dell'1 % del mercato (aumentando il fatturato da 1.250 milioni a 1.600 milioni) ... portando le perdite da 18 milioni di euro a "solo" 8 milioni di euro.
(3) l'affermazione che avevo fatto lo scorso anno: "bisogna lavorare tanto per perdere tanto" è ancora attuale ed ineccepibile. Se TUTTE le 1000 aziende elencate lavorassero secondo lo stesso "principio" (perdendo lo 0,5 rispetto al fatturato!) il settore (se i primi 1.000 fatturano poco più di 20 miliardi di euro, l'intero settore arriva a 30 miliardi di euro) avrebbe generato perdite per 150 milioni di euro! Ve lo immaginate?
(4) sta di fatto (è sempre la matematica che parla) che le 1.000 aziende elencate, a fronte di un fatturato di 21.500 milioni producono UTILE per 240 milioni ... ma in effetti sono i 3/4 di aziende in utile (750 aziende che producono 360 milioni) a compensare le 250 aziende in perdita (che perdono 120 milioni). Così il risultato "netto" POSITIVO FINALE è di solo 240 milioni di euro quale utile dell’intero settore.
(5) i primi 20 della lista fatturano 8.120.000.000 euro (il 37 % del totale, quindi più di un terzo) e producono utile per 3.760.000 (lo 0,046 % del fatturato!). Gli altri 980 fatturano 13.380.000.000 euro (quindi i 2/3 del globale) e producono utile per quasi 235 milioni di euro (quindi l’ 1,75 % del fatturato). Se qualcuno è in grado di spiegarmi come si possa passare dallo 0,046 % dei "grandi" ... all’ 1,75 % dei piccoli (di certo - matematicamente parlando - significa che i "piccoli" producono un utile del 3.800 % in più rispetto ai grandi!) gliene sarò grato!
(6) chi sono i 5 che in assoluto perdono di più (e quindi ... se NON guadagnano NON pagano tasse sugli utili, ovvio!)?
Eccoli (elencati in ordine di perdita):
meno 15.648.706 TNT AUTOMOTIVE LOGISTICS
meno 11.004.608 TNT LOGISTICS ITALIA SPA
meno 10.996.974 DHL EXPRESS (GRUPPO DHL)
meno 8.495.076 GEODIS ZUST AMBROSETTI
meno 7.478.851 DHL SOLUTIONS (ITALY) SPA
Cosa fatturano globalmente? 2.100.000.000 di euro (cioè il 10 % del totale di 21.500.000.000 fatturato dai 1000 elencati)
Cosa perdono globalmente? Più di 50.000.000 di euro!
Se tutti facessero come loro ... a fronte del totale di fatturato di 21,5 miliardi di euro si avrebbero solo perdite e per un totale 500 milioni di euro!
Cosa hanno in comune? Sono tutte multinazionali!
(7) chi sono i 7 che in assoluto guadagnano di più? (e quindi ... sono anche i maggiori contribuenti per lo Stato Italiano)?
Eccoli:
BERTANI TRASPORTI SPA 13.251.580
ARCESE (HOLDING) 12.826.919
SAVINO DEL BENE 9.118.609
SAIMA AVANDERO 9.048.570
BARTOLINI 7.955.709
GEFCO 7.852.901
ARTONI 6.110.140
Cosa fatturano globalmente? Più di 2.100.000.000 di euro (quindi il 10 % del totale)
Cosa hanno di utile globalmente? 65.000.000 di euro!
Se tutti facessero come loro ... a fronte di un totale di fatturato di 21.5 miliardi di euro si avrebbero utili per un totale di 1.150.000.000 di euro!
Cosa hanno in comune? Sono aziende soprattutto italiane!
E allora lasciatemi arrivare al dunque: il "Made in Italy" è importante anche nel trasporto e forse vale la pena discuterne!
Insomma se l’italianità va promossa nel mondo ... va promossa anche in Italia!
Il produttore ITALIANO é sicuramente dispiaciuto quando vede che il mercato “italiano” preferisce prodotti simili al suo, ma (scusate il gioco di parole!) prodotti altrove.
Ma anche l'OPERATORE DEL TRASPORTO italiano non può essere contento quando vede che gli esportatori (e importatori!) italiani preferiscono affidarsi ad aziende estere perché gestiscano i loro trasporti.
Soprattutto se le aziende estere (per lo più proprio quelle multinazionali, con la sede principale in qualche paradiso fiscale!) non è che paghino "molte" tasse (sul reddito!) in Italia.
Paolo
venerdì, 22 agosto 2008
una volta c'erano i valori: onestà , fraternità , amicizia, fedeltà ... e potrei continuare a iosa.
Oggi c'è il culto della disonestà e più uno è disonesto, ma bravo a fare i soldi, più è elogiato.
Perché il mondo è dei furbi!
La fraternità è stata sostituita dall'egoismo: asse portante della modernità .
Ognuno pensa solo a se stesso.
Il vecchio "tutti per uno e uno per tutti" è stato aggiornato con "ognun per sè e Dio per tutti".
Se uno dei capisaldi su cui si basava il matrimonio era la fedeltà , adesso (come canta la canzone) siamo rimasti in tre.
Nel senso che la fedeltà reciproca esiste solo per una bassissima percentuale di coppie.
Ma non è solo nel rapporto di coppia che la fedeltà è andata scemando: accade anche nel mondo degli affari.
Un piccolo esempio: da 15 anni vado in vacanza, con la famiglia, sempre nel solito posto.
(forse perché sono di vecchio stampo, visto che questo capitava anche con le generazioni passate: il luogo delle vacanze era sempre lo stesso per anni, per decenni, spesso per tutta la vita).
La mia meta è un villaggio turistico dell'estremo sud della sicilia e si chiama Marispica.
Da 15 anni, in primavera, quando escono le nuove "tariffe" prenoto le solite due camere, per le solite tre settimane d'agosto e la tradizione ... continua.
Qualche anno fa (cinque, per l'esattezza) mi sono ritrovato a conversare amabilmente con altri ospiti, non così abitudinari come noi.
Loro avevano prenotato sfruttando la nuova moda delle offerte "last minute", godendo di un risparmio che rasentava il 20 per cento.
Il cliente affezionato e fedele (come noi) paga dunque (con mesi di anticipo) le tariffe piene.
Il cliente dell'ultima ora che non è né affezionato né fedele beneficia (che grande invenzione i "last minute"!) di un risparmio non indifferente.
Ma non dovrebbe essere il contrario?
Quattro anni fa la cosa si è ripetuta ... ingigantendosi (sia nel numero dei beneficiari dello sconto che nella percentuale dello sconto stesso).
Ho preso carta e penna ed ho scritto alla direzione di Marispica, al mio agente di viaggio, alla direzione del Tour Operator che gestisce il villaggio ... per protestare.
Ovviamente non è successo niente e nessuno si è nemmeno mai degnato di rispondermi.
Il tempo è trascorso inesorabile e l'anno passato il rapporto tra chi (cliente fedele, affezionato e tartassato) aveva pagato il biglietto intero e chi (cliente per una volta, grazie allo sconto) aveva risparmiato, era arrivato ad essere di due terzi contro un terzo.
Per la poca/tanta conoscenza matematica che posso avere è stato fin troppo semplice immaginare che quest'anno il rapporto sarebbe salito a 50/50.
Tant'è che mi son detto: "perché prenotare in primavera e pagare il biglietto intero quando posso prenotare a fine luglio risparmiando?"
La discussione con mia moglie, in primavera, è stata accesa.
Però ha vinto lei. Mi diceva: "Mi hanno detto che non faranno più offerte last minute"
"E tu ci credi?", rispondevo.
E' una magra soddisfazione dire, adesso: "visto che avevo ragione io!"
Sta di fatto che i clienti LAST MINUTE oggi sono ben oltre il 50 per cento e così pure (ben oltre il 50 per cento!) è lo sconto del quale hanno usufruito.
Una cosa è certa: l'anno prossimo si fa come dico io.
Nessuna prenotazione in primavera.
Aspettiamo la fine di luglio e poi ... spendendo la metà di quanto abbiamo speso quest'anno ci faremo le solite tre settimane di vacanza, sempre nello stesso posto.
Scommettiamo?
Paolo
(a chi mi dice: "guarda che a fine luglio è difficile trovare il volo da Milano per Catania" rispondo: "guarda che io, con la mia tessera millemiglia Alitalia, prenotando il volo in primavera ... non solo scelgo il volo che voglio io, ma - con i punti che accumulo durante l'anno - non pago proprio niente!". E comunque nessuno mi vieta di prenotarmi il volo ... a parte, in tempo utile)
(i miei reclami volevano anche essere costruttivi: se io prenoto in primavera pagando la tariffa piena, fammi avere qualche "servizio" in più, del tipo ... un'area riservata nel ristorante dove essere servito al tavolo, anziché dover mangiare sempre al buffet ... internet gratis ... la prima fila di ombrelloni in spiaggia "dedicata" ... un tipo di camera di classe superiore ... la possibilità di avere la colazione servita in camera ... i teli spiaggia ... la frutta fresca in camera ... lo sconto alla boutique ... insomma, come succede quando, sullo stesso aereo, prenoti in business anziché in economica!)
(se qualcuno riesce a darmi anche solo UN - 1 - motivo valido, per prenotare in primavera e pagare la tariffa intera ... me lo faccia sapere!)
martedì, 05 agosto 2008

nel suo libro "un cappello pieno di ciliege", la Fallaci ci racconta la storia dei suoi nonni, bisnonni ed arcavoli (come li chiama lei).
Con un "innominato" del quale non può fare il nome avendolo giurato, sul letto di morte, alla sua nonna Giacoma, che glielo ha rivelato.
Però, in tutto il libro, traspare la voglia di farcelo sapere ...
Ci dice, infatti, che si trattava di un "celeberrimo e ultraristocratico" personaggio (sic!) che nel 1864 mise incinta la sua bisnonna Anastasia.
Dandoci due date 1816-1878 (inserite nell'albero genealogico che appare nella seconda di copertina), Oriana intende darci due indizi che però non possono, non devono, non vogliono essere determinanti.
Sarebbe troppo facile inserire le due date su google e trovare il nome di un "famoso" personaggio.
Se le due date fossero veritiere.
Allora facciamo una ricerca "a rovescio": prendiamo il più famoso personaggio (celeberrimo e ultraristocratico) dell'epoca e vediamo come potrebbero quadrare proprio quelle date.
E' lui: Vittorio Emanuele II, re d'Italia.
Che (nel 1864) avrebbe certo potuto incontrare "Anastasia" in uno chalet fuori Torino.
Che - come ci racconta Oriana a pagina 592 - aveva una moglie gelosa ed una prole numerosa (nel 1864, anno nel quale sono vissuti i sei mesi del grande amore di Anastasia, il re aveva già sette figli!)
Che la differenza d'età fosse di più che vent'anni (Anastasia era nata nel 1846, il re nel 1820).
E allora facciamole quadrare quelle due date: 1816 e 1878.
Sul 1878, anno della morte, non c'è niente da scoprire: Vittorio Emanuele II muore il 9 gennaio 1878.
Quindi questo dato è esatto.
Sul 1816, anno della nascita ... invece c'è il trucco: non potendo indicare l'anno esatto (1820) che, altrimenti, avrebbe reso la ricerca fin troppo facile, Oriana ha preso l'anno in cui Vittorio Emanuele II è diventato Re d'Italia, che era il 1861 ... ed ha semplicemente inverito le ultime due cifre (1816) per rendere attendibile la data di nascita riportata nell'albero genealogico.
Insomma, l'enigma è risolto ed oggi possiamo affermare che il sangue dei Savoia scorreva anche nelle vene di Oriana Fallaci!
Paolo Federici
sabato, 02 agosto 2008
"Un cappello pieno di ciliege" (Oriana Fallaci)!
se io fossi il ministro per l'istruzione, darei disposizione immediata di sostituire la lettura dei Promessi Sposi con questa meravigliosa saga.
Se per me "un uomo" è stato il più bel libro del secolo scorso (anche se l'Oriana degli ultimi tempi non mi era simpatica!), questo è decisamente candidato ad essere il più bello del nuovo millennio.
Se volete rileggere la storia d'Italia e capire che sono i "piccoli" uomini quella che la fanno veramente (ricordate "la storia" di Elsa Morante?), questo è il libro che fa per voi.
Se credete nel destino (magari vi siete commossi guardando "sliding doors"), qui troverete qualche episodio che ha dell'incredibile.
Se ritenete Napoleone un grande uomo ... forse - leggendo questo libro - le vostre certezze crolleranno miseramente.
Se non avete ancora deciso cosa leggere stando sotto l'ombrellone ... datemi retta: scegliete "un cappello pieno di ciliege".
Ha un unico difetto: che pur essendo di oltre 800 pagine, non vi durerà tanto.
Ma, in fondo, un bel libro lo si può sempre anche rileggere!
Paolo
lunedì, 28 luglio 2008

mi è arrivata una fattura per non meglio identificati servizi sul web, per 291 euro, da una fantomatica PAGINEIT SRL.
Sospettando la "truffa", ho provato a fare una piccola ricerca su google, inserendo due semplici paroline "PAGINEIT" e "TRUFFA".
I risultati sono sorprendenti.
312 pagine ... ne parlano.
Innumerevoli blog riportano la storia di aziende che hanno ricevuto analoga fattura, senza avere mai autorizzato alcunché, e la storia sembra essere in piedi da anni.
Ma il bello è che in alcuni di questi blog ... ci sono anche gli interventi di chi "difende" l'operato di PAGINEIT (forse gli autori stessi della tentata truffa!?) sostenendo che PAGINEIT sia in possesso di registrazioni telefoniche che comprovano la correttezza delle loro fatture (sic!), che se qualcuno comunica telefonicamente, su richiesta, la propria partita IVA è come se autorizzasse la fatturazione (ops!), che chi si è rifiutato di pagare quei 291 euro ha poi subito attacchi "vincenti" dai legali di PAGINEIT (mah!) cosicché sono certamente in molti quelli che, per il quieto vivere, pagano e tacciono.
Una cosa, però, mi è balzata all'occhio: nessuno (e dico nessuno!) ha mai preso carta e penna ed ha mai stilato una denuncia da depositare in un qualche commissariato o stazione dei carabinieri.
E allora ho deciso di farlo io.
Oggi sono andato dai carabinieri ... ed ho fatto la denuncia.
Vi terrò informati!
Certo che se qualcuno di voi riceve identica fattura e si prende la briga di fare analoga denuncia, forse riusciamo a farli smettere in tempi più brevi.
Paolo
venerdì, 18 luglio 2008
esaminando i bilanci (del 2005!) delle prime 1.000 aziende del trasporto (in Italia) ho potuto notare che la maggior parte chiudono i bilanci in perdita!
Allora ho scritto (ad ottobre 2007):
Insomma mi sembra che il mercato si stia orientando sul LAVORARE TANTO per PERDERE TANTO.
Ora, che ci sia gente che lavori "sotto costo" non lo capisco, ma è una libera scelta in un libero mercato.
La cosa "antipatica" è che la clientela talvolta usi le quotazioni di altri (quelli che lavorano in perdita), per costringere anche noi a rimetterci dei soldi, e se gli si dice "no", veniamo accusati di fare tariffe alte, quando invece le nostre tariffe sono "onestissime".
Come ben sa chi ci conosce, noi teniamo molto alla nostra reputazione, ed ovviamente in questa situazione ci viviamo a disagio.
Andare a spiegare ad un cliente (o magari ad un agente estero) che altri lavorano in perdita e che noi una cosa del genere non ce la possiamo permettere è praticamente impossibile.
Ditemi voi, vi sembra offensiva e/o diffamatoria?
E' una personale considerazione dedotta da dati di fatto.
Bene, avendo fatto i nomi delle aziende che hanno i bilanci in perdita (i dati sono UFFICIALI, quindi non c'è alcuna violazione della privacy ...!), una di queste (che aveva "dichiarato" - nel bilancio ufficiale depositato! - di aver perso quasi mezzo milione di euro!) si è sentita "diffamata" e allora ci ha chiesto 400.000 euro di rimborso per danni di immagine.
Il primo pensiero è che stessero cercando di rimpiazzare le perdite ... a nostre spese.
Sta di fatto che gli abbiamo risposto picche ... e allora ci hanno fatto causa (però solo per 50.000 euro! Insomma già ci hanno "scontato" 350.000 euro).
Adesso ci tocca mettere mano al portafoglio, cercare un avvocato che ci difenda e sperare che il giudice NON ci condanni, altrimenti - magari - ci toccherà davvero pagare!
Alla faccia della libertà di opinione!
Paolo
mercoledì, 16 luglio 2008
ebbene sì, grazie al Lodo Alfano ... anche il nostro Silvio nazionale avrà, come il più famoso 007 creato da Fleming, la "LICENZA DI UCCIDERE".
Meditate, gente ... meditate!
Paolo
giovedì, 10 luglio 2008
importazioni dalla Cina
adesso che molte aziende italiane hanno chiuso, qualcuno comincia ad interrogarsi.
Facciamo un passo indietro?
In tanti hanno delocalizzato (bella questa parola! Come quell'altra ... "globalizzazione").
Cioè i capitalisti rampanti hanno licenziato gli operai italiani (dalle loro fabbriche in Italia) ed hanno assunto operai cinesi (nello loro fabbriche delocalizzate!).
In questo modo i loro prodotti hanno avuto un'impennata, sì, ma nel guadagno (solo per le loro tasche di capitalisti rampanti, ovviamente)!
E' chiaro che se anziché pagare un operaio (italiano) 20.000 euro all'anno ... ne pago uno (cinese) meno di 500 euro all'anno, il "mio" prodotto costerà molto ma molto meno.
E se anche riduco (di poco!) il prezzo di vendita, alla fine i conti tornano: ho guadagnato di più.
Solo che i cinesi si sono fatti furbi.
Perché produrre a bassissimo prezzo (in Cina) per permettere al capitalista rampante (italiano) di straguadagnare?
Nella filiera produzione-trasporto-vendita, dopo aver raggiunto il controllo della produzione si sono a poco a poco accapparrati anche l'esclusiva del trasporto.
Ed oggi si presentano, sempre in proprio, anche al limite della filiera: quello che riguarda la vendita.
Così in Italia continuano ad aprirsi negozi (e supermercati, ed ipermercati ...) cinesi che vendono "in proprio" i loro prodotti.
Per combattere contro il "capitalista rampante" (italiano) hanno ideato una nuova strategia operativa.
Lo stesso prodotto che vendevano all'italiano a 10 (e che poi l'italiano ... rivendeva magari a 100) ora lo vendono ai "loro" negozi (e supermercati ed ipermercati) a 1 ... cosicché i "loro" negozi possono rivenderlo a 5!
In questo modo dopo aver chiuso le aziende italiane ... i capitalisti rampanti (italiani) stanno chiudendo anche le poche attività di intermediazione che gli erano rimaste.
Solo che adesso i capitalisti rampanti si interrogano: "come fanno i negozi cinesi a vendere a prezzi così bassi?"
Elementare, Watson: è in corso una guerra e per vincerla i cinesi stanno mettendo in campo tutte le loro armi migliori.
Dopo essersi ripresi, nella maggior parte dei casi, il controllo delle aziende presenti in Cina (anche di quelle "delocalizzate") grazie agli aiuti governativi (che vengono dati all'esportazione) si "accontentano" di un guadagno molto ma molto più contenuto di quello al quale erano abituati i "capitalisti rampanti".
Grazie al mio lavoro (mi occupo di trasporti ed importazioni) ho la possibilità di VEDERE le fatture che il produttore cinese (quello che sta in Cina, insomma!) indirizza al distributore cinese (quello che VENDE "direttamente" in Italia) e vi posso assicurare che i prezzi sono incredibilmente bassi.
Così bassi che la Dogana sospetta l'imbroglio.
"Ma come fa un paio di jeans a costare pochi centesimi di euro?" mi chiedono quando presento le fatture in dogana.
"Evidentemente se i cinesi vendono i jeans in Italia - sulle bancarelle oppure nei loro mercatini - a 3 o 4 o 5 euro, significa che davvero li pagano meno!"
"Sì, ma 30 centesimi di euro per un jeans è troppo poco"
"Il troppo poco è un valore relativo: quello che è troppo poco per il nostro metro di misura, magari è tanto per il loro metro di misura. Matematicamente parlando - il buon Carlo Marx ce lo ha insegnato - il valore di un prodotto è dato soprattutto dal costo del lavoro. Se dunque un italiano costa 20.000 euro (di stipendio annuo) ed un singolo jeans prodotto da un operaio italiano "costa" all'azienda italiana mediamente 20 euro (un millesimo dello stipendio!)... ecco che se un cinese costa 500 euro (di stipendio annuo) il jeans prodotto da un operaio cinese "costerà" dunque alla sua azienda cinese 0,50 euro! Cifra che può essere ulteriormente ridotta per ordini di migliaia di jeans!"
"Va bene il confronto sul valore del costo del lavoro, ma il cotone ... i cinesi non lo pagano?"
"E' chiaro che il cotone prodotto in Cina ha un valore diverso del cotone prodotto in Italia ... sempre per il fatto che anche la produzione del cotone è legata al costo del lavoro. Quindi ... il rapporto di minor valore rimane"
La dogana "sospetta" che i prezzi esposti in fattura non siano reali, ma la mia domanda è: "che interesse avrebbe un'azienda produttrice cinese a farsi pagare cifre così basse?"
"Magari le cifre esposte in fattura non sono reali ma dichiarate solo per pagare meno tasse all'importazione"
"E' un'accusa grave, che va provata. Non si può semplicemente supporre ... l'irrealtà di un documento ufficiale. Certo se si potesse dimostrare che le fatture sono false, bene farebbe la dogana a sequestrare tutto, denunciare gli importatori, mandare in galera chi viola la legge. Ma spesso la verità è un'altra: i cinesi sono davvero in grado di fornire prodotti a prezzi così bassi. Siamo noi che ancora ci meravigliamo, pensando che ciò che invece è reale ... nasconda il solito complotto!"
"Ma dai - mi incalzano - come fai a pensare che siano prezzi reali? E' evidente che c'è sotto qualcosa"
"Vedi - provo a spostare il discorso su un altro argomento che mi sta a cuore - il nolo per il trasporto di un metro cubo di merce spedita - via mare - da Shanghai a Genova oggi non solo è basso, ma è sottozero, nel senso che anziché pagare il nolo chi esporta dalla Cina riceve un rimborso. Anche quello è assurdo. E' evidente che c'è sotto qualcosa. Sono dieci anni che lo dico, lo scrivo, lo ribadisco ... eppure è solo una conseguenza del libero mercato. Ognuno può fare i prezzi che vuole. E se lo scopo è quello di controllare una fetta sempre più grande di traffico, qualunque mezzo è lecito! Altrimenti non si spiegherebbe come ci siano multinazionali del trasporto che dichiarato perdite eclatanti."
"Vabbè, ma questo cosa vuol dire?"
"Vuol dire che non c'è da meravigliarsi se gli esportatori cinesi sono in grado di fare prezzi così bassi per le loro merci destinate in Italia, soprattutto se hanno scelto di avvantaggiare i loro connazionali. Lo sai vero che il più grande porto Italiano - Genova - è già di proprietà dei cinesi? Che si stanno comprando Napoli e che la maggior parte della navi che trasportano merci in giro per il mondo sono cinesi?"
Insomma, ormai è tardi per correre ai ripari.
Paolo Federici