giovedì, 10 luglio 2008

importazioni dalla Cina

adesso che molte aziende italiane hanno chiuso, qualcuno comincia ad interrogarsi.

Facciamo un passo indietro?

In tanti hanno delocalizzato (bella questa parola! Come quell'altra ... "globalizzazione").

Cioè i capitalisti rampanti hanno licenziato gli operai italiani (dalle loro fabbriche in Italia) ed hanno assunto operai cinesi (nello loro fabbriche delocalizzate!).

In questo modo i loro prodotti hanno avuto un'impennata, sì, ma nel guadagno (solo per le loro tasche di capitalisti rampanti, ovviamente)!

E' chiaro che se anziché pagare un operaio (italiano) 20.000 euro all'anno ... ne pago uno (cinese) meno di 500 euro all'anno, il "mio" prodotto costerà molto ma molto meno.

E se anche riduco (di poco!) il prezzo di vendita, alla fine i conti tornano: ho guadagnato di più.

Solo che i cinesi si sono fatti furbi.

Perché produrre a bassissimo prezzo (in Cina) per permettere al capitalista rampante (italiano) di straguadagnare?

Nella filiera produzione-trasporto-vendita, dopo aver raggiunto il controllo della produzione si sono a poco a poco accapparrati anche l'esclusiva del trasporto.

Ed oggi si presentano, sempre in proprio, anche al limite della filiera: quello che riguarda la vendita.

Così in Italia continuano ad aprirsi negozi (e supermercati, ed ipermercati ...) cinesi che vendono "in proprio" i loro prodotti.

Per combattere contro il "capitalista rampante" (italiano) hanno ideato una nuova strategia operativa.

Lo stesso prodotto che vendevano all'italiano a 10 (e che poi l'italiano ... rivendeva magari a 100) ora lo vendono ai "loro" negozi (e supermercati ed ipermercati) a 1 ... cosicché i "loro" negozi possono rivenderlo a 5!

In questo modo dopo aver chiuso le aziende italiane ... i capitalisti rampanti (italiani) stanno chiudendo anche le poche attività di intermediazione che gli erano rimaste.

Solo che adesso i capitalisti rampanti si interrogano: "come fanno i negozi cinesi a vendere a prezzi così bassi?"

Elementare, Watson: è in corso una guerra e per vincerla i cinesi stanno mettendo in campo tutte le loro armi migliori.

Dopo essersi ripresi, nella maggior parte dei casi, il controllo delle aziende presenti in Cina (anche di quelle "delocalizzate") grazie agli aiuti governativi (che vengono dati all'esportazione) si "accontentano" di un guadagno molto ma molto più contenuto di quello al quale erano abituati i "capitalisti rampanti".

Grazie al mio lavoro (mi occupo di trasporti ed importazioni) ho la possibilità di VEDERE le fatture che il produttore cinese (quello che sta in Cina, insomma!) indirizza al distributore cinese (quello che VENDE "direttamente" in Italia) e vi posso assicurare che i prezzi sono incredibilmente bassi.

Così bassi che la Dogana sospetta l'imbroglio.

"Ma come fa un paio di jeans a costare pochi centesimi di euro?" mi chiedono quando presento le fatture in dogana.

"Evidentemente se i cinesi vendono i jeans in Italia - sulle bancarelle oppure nei loro mercatini - a 3 o 4 o 5 euro, significa che davvero li pagano meno!"

"Sì, ma 30 centesimi di euro per un jeans è troppo poco"

"Il troppo poco è un valore relativo: quello che è troppo poco per il nostro metro di misura, magari è tanto per il loro metro di misura. Matematicamente parlando - il buon Carlo Marx ce lo ha insegnato - il valore di un prodotto è dato soprattutto dal costo del lavoro. Se dunque un italiano costa 20.000 euro (di stipendio annuo) ed un singolo jeans prodotto da un operaio italiano "costa" all'azienda italiana mediamente 20 euro (un millesimo dello stipendio!)... ecco che se un cinese costa 500 euro (di stipendio annuo) il jeans prodotto da un operaio cinese "costerà" dunque alla sua azienda cinese 0,50 euro! Cifra che può essere ulteriormente ridotta per ordini di migliaia di jeans!"

"Va bene il confronto sul valore del costo del lavoro, ma il cotone ... i cinesi non lo pagano?"

"E' chiaro che il cotone prodotto in Cina ha un valore diverso del cotone prodotto in Italia ... sempre per il fatto che anche la produzione del cotone è legata al costo del lavoro. Quindi ... il rapporto di minor valore rimane"

La dogana "sospetta" che i prezzi esposti in fattura non siano reali, ma la mia domanda è: "che interesse avrebbe un'azienda produttrice cinese a farsi pagare cifre così basse?"

"Magari le cifre esposte in fattura non sono reali ma dichiarate solo per pagare meno tasse all'importazione"

"E' un'accusa grave, che va provata. Non si può semplicemente supporre ... l'irrealtà di un documento ufficiale. Certo se si potesse dimostrare che le fatture sono false, bene farebbe la dogana a sequestrare tutto, denunciare gli importatori, mandare in galera chi viola la legge. Ma spesso la verità è un'altra: i cinesi sono davvero in grado di fornire prodotti a prezzi così bassi. Siamo noi che ancora ci meravigliamo, pensando che ciò che invece è reale ... nasconda il solito complotto!"

"Ma dai - mi incalzano - come fai a pensare che siano prezzi reali? E' evidente che c'è sotto qualcosa"

"Vedi - provo a spostare il discorso su un altro argomento che mi sta a cuore - il nolo per il trasporto di un metro cubo di merce spedita - via mare - da Shanghai a Genova oggi non solo è basso, ma è sottozero, nel senso che anziché pagare il nolo chi esporta dalla Cina riceve un rimborso. Anche quello è assurdo. E' evidente che c'è sotto qualcosa. Sono dieci anni che lo dico, lo scrivo, lo ribadisco ... eppure è solo una conseguenza del libero mercato. Ognuno può fare i prezzi che vuole. E se lo scopo è quello di controllare una fetta sempre più grande di traffico, qualunque mezzo è lecito! Altrimenti non si spiegherebbe come ci siano multinazionali del trasporto che dichiarato perdite eclatanti."

"Vabbè, ma questo cosa vuol dire?"

"Vuol dire che non c'è da meravigliarsi se gli esportatori cinesi sono in grado di fare prezzi così bassi per le loro merci destinate in Italia, soprattutto se hanno scelto di avvantaggiare i loro connazionali. Lo sai vero che il più grande porto Italiano - Genova - è già di proprietà dei cinesi? Che si stanno comprando Napoli e che la maggior parte della navi che trasportano merci in giro per il mondo sono cinesi?"

Insomma, ormai è tardi per correre ai ripari.

Paolo Federici

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categoria:cultura, politica, riflessioni, idee, trasporti, navi
venerdì, 22 febbraio 2008

il porto di Genovaormai la gestione di qualsiasi attività viene demandata ai computers ed a sofisticati sistemi informatici.

Genova, porto italiano all'avanguardia, decide di migliorare le sue prestazioni.

Si affida ad uno specialissimo programma gestionale (denominato COSMOS) in sostituzione del precedente.

Ed il 15 gennaio ci ritroviamo al via.

Quello che non era successo al passaggio del millennio (ricordate la paura del millennium bug?) succede in un week end di metà gennaio. Di quest'anno! Il sistema va in tilt ... ed il porto si ferma. Ma non un giorno, o due ... e nemmeno una settimana. Un mese dopo, infatti, il problema non è ancora stato risolto, ed intanto cominciamo a tirare le somme: "Lo studio legale Riccomagno è stato incaricato da Spediporto Genova (Associazione degli Spedizionieri Corrieri e Trasportatori) di avviare una Class action contro Voltri Terminal Europa (Vte), di proprietà di PSA Singapore, per il forzoso fermo della attività terminalistica che perdura dal 20 gennaio 2008 e che è stata causato da un blocco del sistema informatico non ancora risolto. Il danno stimato è di circa 70 milioni per la sola categoria degli spedizionieri. Un gruppo di lavoro interno allo studio, guidato dall'avvocato Danilo Guida, sta analizzando le modalità per l'inizio dell'innovativa azione."

Ma, in fondo, a noi che cce frega! Il porto (quel porto) non è più italiano da tempo. I proprietari sono i cinesi (PSA Singapore). E lo sanno tutti che i prodotti cinesi non sono affidabili!

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categoria:riflessioni, trasporti, navi
martedì, 30 ottobre 2007
msc_02trent'anni dopo ... sono tornato a Ponte dei Mille (la stazione marittima di Genova) per salire su una nave da crociera (anzi due)!
L'ultima volta, ne ero sceso il primo agosto del 1976 ... e la prima impressione è proprio quella che il tempo non esista.
E' vero, nel 1976 si trattava della "mia" nave (dico mia, perché era quella sulla quale aveva "lavorato" per quasi due anni: la FEDERICO C. La storia, poi, la racconto nel mio libro intitolato "la nave dei sogni". Non l'avete ancora letto? Ahi ahi ahi!) mentre stavolta si trattava di un invito a bordo per una serata mondana.
Però i "paragoni" erano d'obbligo.
La serata è iniziata alle 17.00, quando ci siamo presentati (Tiziana ed io) sottobordo alla nave "MSC RHAPSODY" per il "check in".
Ci è stata assegnata una cabina (interna), quindi nemmeno un oblò dal quale guardare il mare!
Se è vero che sulla "FEDERICO C" la mia cabina di oblò ne aveva due, stavolta si trattava di passarci solo una notte, per cui poteva certo andare bene così.
Per le 18.30 eravamo pronti per l'ingresso nel salone (di una seconda nave, la MSC SINFONIA) dove veniva offerto l'aperitivo.
Tante facce note ed un arcobaleno di canapè colorati: insomma chiacchiere e saluti, a iosa.
Verso le 19.30 ci siamo trasferiti in teatro per uno spettacolo davvero entusiasmante.
Entusiasmo che traspariva anche dagli interventi degli organizzatori della serata (l'invito ci era stato fatto da una delle maggiori compagnie di navigazione mondiali, la MSC, con la quale intratteniamo rapporti commerciali), nell'illustrare le attività della loro società di navigazione.
Al termine dello spettacolo ... cambio di nave!
Siamo scesi dalla MSC SINFONIA e siamo nuovamente saliti sulla MSC RHAPSODY, per la cena.
Non vi dico la vastità della scelta ... che era già un piacere per gli occhi, prima che per la gola.
Comodamente seduti ad un tavolino dal quale si godeva una meravigliosa vista sul mare aperto, ci siamo abbuffati alla grande.
Per i dolci ... trasferimento in un altro ristorante della nave.
E poi tutti in "coperta" per assistere a dei meravigliosi fuochi d'artificio.
Intanto, nel salone delle feste venivano "scaricati" un numero esagerato di palloncini: dovevamo scoppiarli cercando quelli che, internamente, avevano i bigliettini che davano diritto ad un premio.
Sarà anche vero che i premi erano tanti ... sta di fatto che io (solito "fortunato") ne ho vinti addirittura quattro.
Solo all'1.30, dopo esserci scatenati in discoteca, abbiamo pensato che era ora di andare a dormire.
Stamane, dopo un'abbondante colazione a bordo, siamo sbarcati ed ho così riattraversato il "Ponte dei Mille" ... sperando che non debbano passare altri trent'anni prima di poter tornare a bordo!
Paolo
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postato da: PaoloFederici alle ore 14:17 | Permalink | commenti (8)
categoria:amici, trasporti, navi