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venerdì, 07 novembre 2008
organizzato da Assologistica, si è tenuto a Milano un convegno (patrocinato dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti) per discutere sulla crisi della logistica (ma anche sui piani strategici di sviluppo).
Un sottotitolo imponente: "gli operatori chiedono e le istituzioni rispondono"
La giornata è partita con notizie da paura: la produzione dell'acciaio in Cina è crollata dell'80 per cento. Le aziende cinesi vendono "sottocosto" per mantenere l'occupazione. Il PIL di Singapore (considerata la Svizzera del Far East!) passerà dal più 9 del 2007 al meno 12 del 2008.
Ci sono, in atto, una crisi di liquidità ed una crisi dei consumi.
Insomma, l'abbiamo capito: siamo in recessione.
Bisogna solo capire se sarà una recessione a U, oppure ad L.
Cosa vuol dire, direte voi?
Che se è una recessione di tipo "U" allora dopo il crollo in verticale, ci sarà un periodo di stasi in orizzontale e poi una ripresa, ancora in verticale.
Se invece la recessione è di tipo "L", dopo il crollo verticale ci sarà la stagnazione ... per un tempo indefinito.
Non male come prospettive: siamo in ballo tra (come suol dirsi) la padella e la brace.
Proviamo a fare un'analisi con un po' di ottimismo?
L'Italia - protetta dall'Euro - ha comunque tenuto. Nessuna banca italiana - finora - ho chiuso, nè ha avuto bisogno di immissione di capitali statali (come noi solo la Spagna. Gli altri grandi d'Europa - Germania, Francia, Inghilterra - hanno avuto tutti bisogno di interventi statali).
E poi noi abbiamo ... la black economy (cosa ci tocca sentire!).
La vera differenza la fanno però (ma guarda la novità , che novità non è!) le PICCOLE e MEDIE aziende, che sono molto attive e certamente meglio strutturate rispetto alle grandi.
Dopo queste premesse (elencate in maniera eccelsa da un giornalista come Lorenzo Raffo, direttore di TUTTOTRASPORTI) ha preso la parola il sottosegretario ai Trasporti Bartolomeo Giachino. "Purtroppo - ha detto - niente è più come prima e, dopo quanto avvenuto negli ultimi quindici giorni, la situazione è cambiata ancora".
Il problema - in Italia - sembra essere sempre uno ed uno solo: mancano i soldi (meno male che c'è Tremonti che - tagliando qui e là - cerca di salvare il salvabile!).
Lo ha contraddetto Mario Lovelli, membro della commissione trasporti ma esponente dell'opposizione: "forse i soldi non ci sono perché quelli che c'erano sono stati spesi male".
Ed ha portato l'esempio di solo due "voci di spesa" attualissime: 1,5 miliardi di euro spesi per la riduzione dell'ICI (non dimentichiamo che l'ICI era già stata ridotta dal governo precedente, ma solo per il 40 per cento delle famiglie. Quelle, per così dire, meno abbienti. Il nuovo governo ha esteso il beneficio a tutti) e 2,5 miliardi di euro per risolvere il nodo Alitalia (calcolati sommando i debiti che confluiscono nella "bad company" e gli ammortizzatori sociali messi in atto).
Al di là della polemica, però, se non si sviluppano le infrastrutture (ormai sono decine di anni che ne discutiamo dicendo sempre la stessa cosa!) la situazione non potrà che peggiorare.
Un esempio: le autostrade sono cresciute, in Europa, del 79 per cento. Da noi in Italia del 7,9 per cento.
Abbiamo già speso non so quanti milioni (o miliardi?) di euro per la progettazione (sì, SOLO per la progettazione) del ponte di Messina.
Intanto in Cina hanno progettato e costruito (in cinque anni!) un ponte lungo 10 volte lo stretto di Messina.
E - dulcis in fundo - siamo punto e a capo con la questione autotrasporto: gli autotrasportatori chiedono che il Governo legiferi in materia di TARIFFE (che, secondo i calcoli astrusi degli autotrasportatori, dovrebbero lievitare del 50 per cento) altrimenti bloccheranno ancora strade ed autostrade.
In un mercato che si proclama libero ed aperto alla concorrenza, gli autotrasportatori chiedono - dunque - la "statalizzazione" del settore.
E, per chi ancora non lo sapesse, in quel disegno di legge sull'autotrasporto sono previsti alcuni interventi (sollecitati dagli autotrasportori!) che puntano ad affrancare l'autotrasporto dalla "dipendenza rispetto a un mercato dominato da aziende di committenza e di intermediazione ...!" per cui solo il padroncino proprietario di camion potrà sottoscrivere contratti di trasporto.
Insomma, si sta pensando al trasporto "solo" sulla base di trasporto terrestre a mezzo camion (si sono dimenticati, in un sol colpo, di treno, aereo e nave!).In poche righe un'intera categoria (gli spedizionieri, 30 miliardi di euro di fatturato, migliaia di aziende e centinaia di migliaia di dipendenti) verrebbe spazzata via.
Dunque quelle PICCOLE e MEDIE aziende che - abbiamo visto - sono il vero motore dell'economia italiana vedono il loro futuro ancora più nero?
Assurdo?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Lo so, in questo mio articoletto sono stato un po' polemico e allora lasciatemi finire sull'onda della polemica.
Durante il convegno hanno premiato le aziende che più si sono distinte nel settore della logistica.
Con tante aziende italiane presenti nel settore, sono andati a prendere due multinazionali: CEVA e DHL-DANZAS.
Ho sottomano i dati di bilancio del 2005: CEVA perdeva quasi tre milioni di euro. DHL-DANZAS invece 25 (milioni di euro).
Non so CEVA, ma DHL-DANZAS l'anno dopo è scesa a perderne solo 18 (milioni di euro).
Intanto, per quanto ne capisco di economica, chi NON guadagna NON paga le tasse sul NON guadagno, vero?
Ma allora VINCE (il premio come miglior operatore del settore!) solo chi PERDE (però deve perdere milioni di euro!).
Poi possiamo discutere su come sia possibile che certe aziende perdano somme enormi e continuino a rimanere sul mercato. Io una risposta ce l'ho ma non la dico perché altrimenti mi prendo un'altra denuncia per diffamazione (dire la verità , in Italia, è un reato).
Eppure c'era (tra gli oratori) il titolare di un'azienda che mette insieme TRE caratteristiche:
(1) è ITALIANA
(2) ha GUADAGNATO (non fatturato, sia chiaro, ma GUADAGNATO e quindi pagato le tasse sul reddito!) 670.000 euro nel 2005 e 870.000 euro nel 2006
(3) si dedica all'INTERMODALE (che è la vera soluzione al traffico camionistico, agli intasamenti autostradali, allo smog che ormai ci avvelena la vita!).
Ma non è stato premiato.
Il suo nome? Livio Ambrogio.
La sua ditta? "AMBROGIO TRASPORTI".
(Paolo Federici)
lunedì, 03 novembre 2008
il concetto di base del Capitalismo è: "io - il capitalista - ci metto i soldi. Tu - il lavoratore - ci metti il lavoro.".
E poi?
Una cosa logica sarebbe: dividiamo il guadagno!
Ma non è così che succede: il "guadagno" va al capitalista mentre al lavoratore rimangono le briciole (quel minimo indispensabile per vivere, anzi sopravvivere!).
Oggi poi, sono sempre più quelli che si improvvisano capitalisti.
Ci mettono i soldi, ma senza avere più alcun collegamento con il lavoro.
Fioriscono gli "intermediari": finanziarie, banche, mediatori.
E tutti devono guadagnare.
Sempre meno sono i lavoratori e sempre più sono i capitalisti, gli investitori, i finanziatori.
Fino a che assistiamo all'esplosione delle bolle speculative con il crollo dei mercati finanziari (mentre il lavoro ... prosegue, come se niente fosse!)
E allora va detto: il lavoro può fare a meno del capitale. Il capitale NON può fare a meno del lavoro.
Immaginiamo dunque che il lavoratore diventi capitalista di se stesso.
Che fine farebbero tutti i capitalisti senza lavoro?
Vogliono creare una compagnia aerea ... senza i piloti. Come pensano di riuscirci?
Anch'io, qualche anno fa, ho investito dei soldi.
Ho VERSATO due milioni di lire (corrispondenti a circa 1.000 euro) e dopo poco più di dieci anni ho "INCASSATO" il guadagno: 100.000 euro.
Quale azione, quale banca, quale finanziaria, quale fondo di investimento è stato in grado di produrre un analogo guadagno?
Qui si parla del 10.000 per cento.
E - sia chiaro - senza dover cedere la proprietà del bene nel quale avevo investito quei 1.000 euro.
Anzi, c'è stato chi avrebbe voluto acquistare quella proprietà , offrendomi 1.000.000 di euro.
Cioè, vediamo di capire: 1.000 euro investiti quasi 15 anni fa valgono oggi 1.000.000 di euro e - sempre oggi - hanno prodotto un dividendo di 100.000 euro.
Qual è una tale società ?
Elementare, Watson!
La mia: basta investire su se stessi, senza andare a disperdere i capitali altrove.
Poi bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sodo.
Ma quando il lavoratore fa il salto di qualità e punta su se stesso, sganciandosi dal sistema capitalista, il risultato è assicurato.
Paolo
mercoledì, 22 ottobre 2008
abito in via Donizetti, a Redecesio di Segrate, una via che da sempre è a senso unico.
La scelta, oltre venti anni fa, è stata fatta per permettere un traffico scorrevole e lasciare, ai residenti, la possibilità di sosta su uno dei lati della strada.
Stamane, improvvisamente, sono apparsi alcuni cartelli stradali:
(1) divieto di sosta su ambo i lati della strada (dalle 08.00 alle 18.00). La domanda ovvia è: "e adesso dove le posteggiamo le auto?". Mi hanno detto "mettila nel box". Il "mettila" ... presuppone una sola auto per famiglia. Ma le famiglie, in venti anni, sono cresciute ed il numero di auto per famiglia sono almeno due o tre. Non sarà una colpa - spero - aver migliorato il proprio stato sociale? Avere figli universitari che, anche per la scarsezza dei servizi pubblici che collegano Redecesio a Milano, usano l'auto! E' vero, di notte possiamo posteggiare davanti a casa! Ma qualcuno mi deve spiegare perché da oggi - e per non so quanto tempo - devo uscire di casa alle 08.00 e rientrare dopo le 18.00. Visto che altrimenti NON saprei proprio dove posteggiare (potrei posteggiare a Lampugnano e poi prendermi un taxi per andare a casa. Magari è un'idea!).
(2) doppio senso di circolazione ma, nel senso contrario a quello usuale, consentito solo ai mezzi diretti al cantiere.
Ecco la sorpresa: il cantiere!
Qualcuno ha deciso di costruire delle case e, per evitare che i camion facciano un giro forse un po' lungo e tortuoso, si è anche deciso di sconvolgere la vita ad una cinquantina di famiglie.
Eppure le soluzioni "alternative" (e ben più realistiche!) ci sono eccome:
(A) ovviamente la prima è che anche i camion rispettino i sensi unici esistenti da venti anni e se dovranno fare qualche manovra in più ... la facciano!
(B) poi basterebbe prendere due omini muniti di paletta verde-rossa che, nel momento in cui i camion debbono entrare contro-senso, bloccano - per un paio di minuti - il traffico.
(C) ma la soluzione più ovvia sarebbe quella di collegare la strada che attualmente va alla ferrovia con il cantiere (si tratterebbe di sistemare qualche decina di metri di strada sterrata e buttare giù un pezzettino di muro!)

Quale è la differenza tra la soluzione decisa dal Comune e le TRE soluzioni alternative?
Che le soluzioni alternative significano un aggravio di costi per l'impresa costruttrice ... e naturalmente i soldi sono il fattore determinante di tutte le scelte dell'uomo moderno, con buona pace del quieto vivere e dei problemi che - altrimenti - vanno a gravare sulla pelle di 50 famiglie!
Lasciatemi aggiungere alcuni punti:
(AA) qualche anno fa hanno costruito dei box proprio davanti alla mia abitazione: i camion facevano il loro bel giro "turistico" per il paese rispettando i sensi unici e nessuno ha avuto di che lamentarsi (cosa hanno di diverso QUESTI camion rispetto a QUELLI?)
(BB) proprio perché abbiamo più di un'auto a famiglia, noi (e voglio dire mia moglie ed io!) usiamo - per andare al lavoro - la stessa auto, lasciando l'altra posteggiata sotto casa. Il nuovo "sistema" ci costringerà ad usare due auto per andare a lavorare, alla faccia della lotta al traffico ed all'inquinamento (senza considerare i maggior i costi per la benzina!)
(CC) se non possiamo più posteggiare davanti a casa, il COMUNE dovrebbe metterci a disposizione uno spazio "analogo" come capienza auto ... dove andare a posteggiare! Oppure il Comune ha già calcolato a bilancio le somme che incasserà grazie alle multe?
Finisco con la ovvia domanda: "chi è il genio?"
Chi è stato l'Einstein che ha ideato questa meravigliosa soluzione che ha il solo effetto di creare problemi insormontabili agli incolpevoli abitanti di via Donizetti?
Paolo Federici
mercoledì, 22 ottobre 2008
Piero Calamandrei (Firenze, 21 aprile 1889 – Firenze, 27 settembre 1956) è stato un giornalista, giurista, politico e docente universitario italiano.
Ecco una sua "attualissima" citazione (del ... 1950!):
"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà . Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"
(in Scuola Democratica, 20 marzo 1950.)
giovedì, 16 ottobre 2008
martedì, 30 settembre 2008
sento un sacco di gente che si lamenta perché lo Stato Italiano ha dovuto (forse!) pagare per liberare 5 italiani rapiti in Sudan.
Mi sembra proprio che siamo arrivati al rovesciamento dei valori: non ce la prendiamo più con i delinquenti che sequestrano le persone ... ma con le vittime!
Addirittura c'è chi dice che prima di partire i viaggiatori "a rischio" dovrebbero sottoscrivere una liberatoria ... con l'impegno a rimborsare le maggiori spese che dovessero essere sostenute dallo Stato per "liberarli".
E allora lasciatemi dire:
- NON andate più in Sardegna, terra - notoriamente - di sequestri di persona. Oppure firmate la liberatoria!
- NON prendete più la metropolitana di Milano, zona di sturpi. Oppure firmate la liberatoria!
- SMETTETELA di fumare, visto che poi il tumore ai polmoni ve lo curano con i miei soldi. Oppure ... curatevi a vostre spese.
- LASCIATE ai delinquenti il dominio delle aree urbane. Se abitate a Baggio oppure ad Harlem, o magari ai quartieri spagnoli di Napoli ... e siete vittime di violenze, la colpa è vostra!
- NON USCITE più di sera: ormai si sa che di notte le città sono controllate dalla malavita. Oppure firmate la liberatoria!
D'altronde poi, lo sappiamo bene che la colpa delle violenze alle donne ... è il loro ostinarsi a mettersi i jeans!
Da ora in poi propongo che se una ragazza decide di acquistare dei jeans, debba firmare anche lei una liberatoria!
Paolo
sabato, 27 settembre 2008
mercoledì, 24 settembre 2008
beh, visto che sono negli USA vi do un'altra chicca sulla quale magari disquisire.
Ho chiesto ad un tassista se preferiva Obama a McCain.
Mi ha risposto con una domanda alla quale si è anche dato la risposta: "in Italia, che presidente avete? Italiano, vero! Perché allora noi americani dovremmo votare per un africano? E magari fra quattro anni votare per un cinese ...!? Voi lo vorreste un presidente africano oppure uno cinese, in Italia?! No, vero ... beh, nemmeno noi!"
E con questo anche Obama è bell'e sistemato!
:-(
Paolo
domenica, 21 settembre 2008
sono negli Usa e mi è capitato tra le mani l'ultimo numero di Vanity Fair.
C'è l'elenco delle 100 persone più "importanti" (ed influenti!) al mondo.
Al primo posto un politico, Vladimir Putin il "re" della Russia.
Al secondo posto un magnate delle telecomunicazioni, Murdoch.
Poi, tra i primi dieci, troviamo Abramovich (famoso per essere anche il padrone del Chelsea), Bernard Arnault (famoso per essere l'uomo più ricco di Francia), Alwaleed Bin Talal (principe saudita).
Questi cinque hanno tutti qualcosa in comune con il nostro Silvio!
Putin è un politico ... amico di Silvio (politico anche lui!).
Murdoch è un magnate delle telecomunicazioni ... come Silvio.
Se Abramovich ha il Chelsea, Silvio ha il Milan.
Se Arnault è il più ricco di Francia, Silvio è il più ricco d'Italia.
E Alwaleed Bin Talal è stato uno dei soci più importanti ... per il nostro Silvio.
Solo che nell'elenco dei 100, Silvio non c'è proprio.
L'Italia è rappresentata da personaggi della moda (Prada, Armani, Versace), da un industriale come Diego della Valle e dal rappresentante della Fiat (Lapo Elkann).
Ma allora non è che siamo noi a dare troppa importanza a qualcuno che invece, sul piano internazionale, è un emerito signor nessuno?
Paolo Federici
domenica, 14 settembre 2008
vediamo se ho capito:
in un qualsiasi mercato (libero!) Alitalia dovrebbe fallire.
C'è il signor Berlusconi che propone una soluzione alternativa cioè:
- NON la facciamo fallire ma creiamo DUE società, una che comunque FALLIRA' ed una che invece SOPRAVVIVERA'
- quella che fallirà si porterà dietro tutti i debiti di Alitalia (quindi chi è in credito con Alitalia, comunque i suoi soldi li perderà!)
- quella che SOPRAVVIVERA' farà arricchire 16 persone che, essendo italiani (anche lo svizzero Aponte è ... napoletano!) daranno l'illusione che la compagnia resti italiana.
Per realizzare questo meraviglioso progetto (meraviglioso per lui e per i suoi 16 amici ...!) pone delle condizioni per cui:
- o i sindacati ACCETTANO le loro condizioni (e chissenefrega dei diritti dei lavoratori)
- oppure i sindacati NON ACCETTANO le loro condizioni (così ALITALIA fallirà ma lui/loro potranno dire che la colpa è dei sindacati)
Insomma alla fine:
(1) qualunque cosa succeda ... i MERITI saranno solo dei 16 ... (che - ribadisco - non sono disposti a comprarsi Alitalia ... ma solo a comprarsi la parte BUONA di Alitalia)!
(2) qualunque cosa succeda ... le COLPE saranno solo dei sindacati!
Certo che sedersi ad un tavolo delle trattative sapendo che la ragione è solo da una parte, non può permettere di negoziare alcunché.
Allora, non parliamo più di negoziazione, parliamo di cosa succede veramente: in italiano si chiama RICATTO!
Chi siano i ricattati e chi i ricattatori, decidetelo voi.
Paolo
martedì, 09 settembre 2008
fare del giornalismo dovrebbe voler dire riportare notizie. Raccontare storie di vita vissuta. Riassumere fatti nella loro interezza.
Invece?
Intervistano il candidato a guidare la più grande potenza mondiale (Barack Obama) facendogli domande sui suoi programmi, sulle sue aspettative, sulle sue condiderazioni in merito alla situazione economica mondiale ed il "Corriere" cosa riporta in prima pagina? "Il lapsus di Obama: la mia fede musulmana".
Intervistano il ministro dell'istruzione (Mariastella Gelmini) facendogli domande sui suoi programmi, sulle sue aspettative, sulle sue condiderazioni in merito alla situazione della scuola italiana ed i resoconti si sprecano sul dove e quando la Gelmini ha ottenuto l'abilitazione!
Si parla e si scrive di giustizia e tutto (sui giornali ma anche sui telegiornali) si riduce ai commenti sul braccialetto elettronico.
Si parla e si scrive di Brunetta e tutto (sui giornali ma anche sui telegiornali) si riduce alle discussioni sugli statali-fannulloni (chiaramente gli statali che fanno il loro dovere ... non fanno notizia!).
Mi sembra, insomma, che giornali e telegiornali non si dedichino più al "riportare" le notizie nella loro interezza, ma solo al cercare lo scoop, il titolo ad effetto, la sparata del momento.
I discorsi dei personaggi pubblici vengono passati alla lente d'ingrandimento per trovare la frase da estrapolare da tutto il contesto e, così spogliata e resa "nuda", da sparare in prima pagina.
Prendere una frase da un contesto e "riportarla" magari in un virgolettato, può cambiarne tutto il senso.
Tornando al titolo del Corriere, mi sono preso la briga di andarmi a guardare il video dell'intervista ad Obama.
Sta parlando e dice "John Mc Cain non parla della mia fede mussulmana" l'intervistatore lo interrompe "fede cristiana" "fede cristiana" ribadisce Obama ... ma quale era il contesto?
Obama si stava "difendendo" da un'accusa dei repubblicani che cercavano di recuperare voti facendo sospettare che Obama fosse mussulmano.
Quindi Obama dice ... "cerchiamo di non girarci intorno: è vero che John Mac Cain non ha dichiarato che io sia di fede musulmana ..."
Stephanopoulos lo interrompe "fede cristiana"
Obama riprende, quasi ripetendo a pappagallo "fede cristiana" (ma lo dice più che altro quasi senza rendersene conto, solo perché suggerito dall'intervistatore che - evidentemente - non aveva seguito il contesto del discorso).
Ma poi rincara: "ciò che voglio dire è che lui personalmente non ha detto che io sia di fede mussulmana. E nessuno del suo staff lo ha mai detto. Ma sta di fatto che qualche repubblicano si è sforzato di far passare questa voce, suggerendo che io non sia quello che dico di essere per quanto riguarda la mia fede"
Poi è Obama a passare all'attacco: "però devo anche notare che l'unico giornale che continua a rimuginare su questa storia è solo il Washington Times".
Quindi quella frase "io sono di fede musulmana" presa a sè stante ha tutto un altro valore che non inserita nel contesto "dicono che io sono di fede musulmana quando questo non è vero".
Paolo
lunedì, 08 settembre 2008
è uscita la classifica italiana dei fornitori di servizi logistici (pubblicata, come ogni anno, in esclusiva dal “Giornale della Logistica”) relativa ai dati dei bilanci per l’anno 2006.
L'anno scorso, per aver espresso il mio parere commentando i dati ... è arrivata una richiesta di 400.000 euro per danni (da diffamazione!).
Poi quella richiesta si è ridotta a “solo” 50.000 euro e adesso … siamo per le vie legali.
Vedremo!
Intanto, mi domando: esiste la libertà di opinione, in Italia ... sì o no?
Posso "commentare" i dati, oppure devo sottostare alla legge del più forte per cui NON si possono criticare nemmeno i dati matematici?
Provo ad esprimermi in termini prettamente MATEMATICI (se poi anche affermare che due più due fa quattro è diffamazione, beh allora siamo davvero messi bene!):
(1) la prima della lista (DHL EXPRESS - GRUPPO DHL, con azionista di riferimento le POSTE TEDESCHE: DEUTSCHE POST) fattura 850 milioni di euro e ne perde quasi 11. L'anno scorso aveva fatturato un po' meno (810 milioni di euro) ma aveva perso un po' di più (25 milioni). E' possibile che i proprietari di una tale grande azienda (ha quasi 3.500 dipendenti, solo in Italia) ogni anno anziché dividersi utili ... mettano mano al portafoglio e ripianino solo perdite? Mah! Certo, si tratta di una multinazionale che magari perde in Italia e poi guadagna "altrove". Allora questo spiegherebbe da dove vengano i soldi per ripianare le perdite. Resterebbe il fatto che le tasse sugli utili ... vengano pagate altrove, ma questo non devo nemmeno pensarlo.
(2) la prima della lista (sempre lei: DHL EXPRESS - GRUPPO DHL) fa parte di un "gruppo" nel quale rientrano anche la quarta (DANZAS SPA), la diciottesima (DHL SOLUTIONS ITALY SPA) e le 104ma (DHL AVIATIONS SRL). Facciamo la somma? Il fatturato sale a più di 1.600 milioni di euro ... e la perdita scende a solo 8 milioni di euro. Poiché il fatturato TOTALE delle prime 1.000 aziende del settore è pari a 21.500 milioni di euro, significa che solo quel "Gruppo DHL" rappresenta quasi l'8 % (in termini di fatturato) dell'intero traffico. Lo scorso anno erano sotto il 7 %. Insomma hanno rosicchiato più dell'1 % del mercato (aumentando il fatturato da 1.250 milioni a 1.600 milioni) ... portando le perdite da 18 milioni di euro a "solo" 8 milioni di euro.
(3) l'affermazione che avevo fatto lo scorso anno: "bisogna lavorare tanto per perdere tanto" è ancora attuale ed ineccepibile. Se TUTTE le 1000 aziende elencate lavorassero secondo lo stesso "principio" (perdendo lo 0,5 rispetto al fatturato!) il settore (se i primi 1.000 fatturano poco più di 20 miliardi di euro, l'intero settore arriva a 30 miliardi di euro) avrebbe generato perdite per 150 milioni di euro! Ve lo immaginate?
(4) sta di fatto (è sempre la matematica che parla) che le 1.000 aziende elencate, a fronte di un fatturato di 21.500 milioni producono UTILE per 240 milioni ... ma in effetti sono i 3/4 di aziende in utile (750 aziende che producono 360 milioni) a compensare le 250 aziende in perdita (che perdono 120 milioni). Così il risultato "netto" POSITIVO FINALE è di solo 240 milioni di euro quale utile dell’intero settore.
(5) i primi 20 della lista fatturano 8.120.000.000 euro (il 37 % del totale, quindi più di un terzo) e producono utile per 3.760.000 (lo 0,046 % del fatturato!). Gli altri 980 fatturano 13.380.000.000 euro (quindi i 2/3 del globale) e producono utile per quasi 235 milioni di euro (quindi l’ 1,75 % del fatturato). Se qualcuno è in grado di spiegarmi come si possa passare dallo 0,046 % dei "grandi" ... all’ 1,75 % dei piccoli (di certo - matematicamente parlando - significa che i "piccoli" producono un utile del 3.800 % in più rispetto ai grandi!) gliene sarò grato!
(6) chi sono i 5 che in assoluto perdono di più (e quindi ... se NON guadagnano NON pagano tasse sugli utili, ovvio!)?
Eccoli (elencati in ordine di perdita):
meno 15.648.706 TNT AUTOMOTIVE LOGISTICS
meno 11.004.608 TNT LOGISTICS ITALIA SPA
meno 10.996.974 DHL EXPRESS (GRUPPO DHL)
meno 8.495.076 GEODIS ZUST AMBROSETTI
meno 7.478.851 DHL SOLUTIONS (ITALY) SPA
Cosa fatturano globalmente? 2.100.000.000 di euro (cioè il 10 % del totale di 21.500.000.000 fatturato dai 1000 elencati)
Cosa perdono globalmente? Più di 50.000.000 di euro!
Se tutti facessero come loro ... a fronte del totale di fatturato di 21,5 miliardi di euro si avrebbero solo perdite e per un totale 500 milioni di euro!
Cosa hanno in comune? Sono tutte multinazionali!
(7) chi sono i 7 che in assoluto guadagnano di più? (e quindi ... sono anche i maggiori contribuenti per lo Stato Italiano)?
Eccoli:
BERTANI TRASPORTI SPA 13.251.580
ARCESE (HOLDING) 12.826.919
SAVINO DEL BENE 9.118.609
SAIMA AVANDERO 9.048.570
BARTOLINI 7.955.709
GEFCO 7.852.901
ARTONI 6.110.140
Cosa fatturano globalmente? Più di 2.100.000.000 di euro (quindi il 10 % del totale)
Cosa hanno di utile globalmente? 65.000.000 di euro!
Se tutti facessero come loro ... a fronte di un totale di fatturato di 21.5 miliardi di euro si avrebbero utili per un totale di 1.150.000.000 di euro!
Cosa hanno in comune? Sono aziende soprattutto italiane!
E allora lasciatemi arrivare al dunque: il "Made in Italy" è importante anche nel trasporto e forse vale la pena discuterne!
Insomma se l’italianità va promossa nel mondo ... va promossa anche in Italia!
Il produttore ITALIANO é sicuramente dispiaciuto quando vede che il mercato “italiano” preferisce prodotti simili al suo, ma (scusate il gioco di parole!) prodotti altrove.
Ma anche l'OPERATORE DEL TRASPORTO italiano non può essere contento quando vede che gli esportatori (e importatori!) italiani preferiscono affidarsi ad aziende estere perché gestiscano i loro trasporti.
Soprattutto se le aziende estere (per lo più proprio quelle multinazionali, con la sede principale in qualche paradiso fiscale!) non è che paghino "molte" tasse (sul reddito!) in Italia.
Paolo
martedì, 05 agosto 2008

nel suo libro "un cappello pieno di ciliege", la Fallaci ci racconta la storia dei suoi nonni, bisnonni ed arcavoli (come li chiama lei).
Con un "innominato" del quale non può fare il nome avendolo giurato, sul letto di morte, alla sua nonna Giacoma, che glielo ha rivelato.
Però, in tutto il libro, traspare la voglia di farcelo sapere ...
Ci dice, infatti, che si trattava di un "celeberrimo e ultraristocratico" personaggio (sic!) che nel 1864 mise incinta la sua bisnonna Anastasia.
Dandoci due date 1816-1878 (inserite nell'albero genealogico che appare nella seconda di copertina), Oriana intende darci due indizi che però non possono, non devono, non vogliono essere determinanti.
Sarebbe troppo facile inserire le due date su google e trovare il nome di un "famoso" personaggio.
Se le due date fossero veritiere.
Allora facciamo una ricerca "a rovescio": prendiamo il più famoso personaggio (celeberrimo e ultraristocratico) dell'epoca e vediamo come potrebbero quadrare proprio quelle date.
E' lui: Vittorio Emanuele II, re d'Italia.
Che (nel 1864) avrebbe certo potuto incontrare "Anastasia" in uno chalet fuori Torino.
Che - come ci racconta Oriana a pagina 592 - aveva una moglie gelosa ed una prole numerosa (nel 1864, anno nel quale sono vissuti i sei mesi del grande amore di Anastasia, il re aveva già sette figli!)
Che la differenza d'età fosse di più che vent'anni (Anastasia era nata nel 1846, il re nel 1820).
E allora facciamole quadrare quelle due date: 1816 e 1878.
Sul 1878, anno della morte, non c'è niente da scoprire: Vittorio Emanuele II muore il 9 gennaio 1878.
Quindi questo dato è esatto.
Sul 1816, anno della nascita ... invece c'è il trucco: non potendo indicare l'anno esatto (1820) che, altrimenti, avrebbe reso la ricerca fin troppo facile, Oriana ha preso l'anno in cui Vittorio Emanuele II è diventato Re d'Italia, che era il 1861 ... ed ha semplicemente inverito le ultime due cifre (1816) per rendere attendibile la data di nascita riportata nell'albero genealogico.
Insomma, l'enigma è risolto ed oggi possiamo affermare che il sangue dei Savoia scorreva anche nelle vene di Oriana Fallaci!
Paolo Federici
sabato, 02 agosto 2008
"Un cappello pieno di ciliege" (Oriana Fallaci)!
se io fossi il ministro per l'istruzione, darei disposizione immediata di sostituire la lettura dei Promessi Sposi con questa meravigliosa saga.
Se per me "un uomo" è stato il più bel libro del secolo scorso (anche se l'Oriana degli ultimi tempi non mi era simpatica!), questo è decisamente candidato ad essere il più bello del nuovo millennio.
Se volete rileggere la storia d'Italia e capire che sono i "piccoli" uomini quella che la fanno veramente (ricordate "la storia" di Elsa Morante?), questo è il libro che fa per voi.
Se credete nel destino (magari vi siete commossi guardando "sliding doors"), qui troverete qualche episodio che ha dell'incredibile.
Se ritenete Napoleone un grande uomo ... forse - leggendo questo libro - le vostre certezze crolleranno miseramente.
Se non avete ancora deciso cosa leggere stando sotto l'ombrellone ... datemi retta: scegliete "un cappello pieno di ciliege".
Ha un unico difetto: che pur essendo di oltre 800 pagine, non vi durerà tanto.
Ma, in fondo, un bel libro lo si può sempre anche rileggere!
Paolo
venerdì, 18 luglio 2008
esaminando i bilanci (del 2005!) delle prime 1.000 aziende del trasporto (in Italia) ho potuto notare che la maggior parte chiudono i bilanci in perdita!
Allora ho scritto (ad ottobre 2007):
Insomma mi sembra che il mercato si stia orientando sul LAVORARE TANTO per PERDERE TANTO.
Ora, che ci sia gente che lavori "sotto costo" non lo capisco, ma è una libera scelta in un libero mercato.
La cosa "antipatica" è che la clientela talvolta usi le quotazioni di altri (quelli che lavorano in perdita), per costringere anche noi a rimetterci dei soldi, e se gli si dice "no", veniamo accusati di fare tariffe alte, quando invece le nostre tariffe sono "onestissime".
Come ben sa chi ci conosce, noi teniamo molto alla nostra reputazione, ed ovviamente in questa situazione ci viviamo a disagio.
Andare a spiegare ad un cliente (o magari ad un agente estero) che altri lavorano in perdita e che noi una cosa del genere non ce la possiamo permettere è praticamente impossibile.
Ditemi voi, vi sembra offensiva e/o diffamatoria?
E' una personale considerazione dedotta da dati di fatto.
Bene, avendo fatto i nomi delle aziende che hanno i bilanci in perdita (i dati sono UFFICIALI, quindi non c'è alcuna violazione della privacy ...!), una di queste (che aveva "dichiarato" - nel bilancio ufficiale depositato! - di aver perso quasi mezzo milione di euro!) si è sentita "diffamata" e allora ci ha chiesto 400.000 euro di rimborso per danni di immagine.
Il primo pensiero è che stessero cercando di rimpiazzare le perdite ... a nostre spese.
Sta di fatto che gli abbiamo risposto picche ... e allora ci hanno fatto causa (però solo per 50.000 euro! Insomma già ci hanno "scontato" 350.000 euro).
Adesso ci tocca mettere mano al portafoglio, cercare un avvocato che ci difenda e sperare che il giudice NON ci condanni, altrimenti - magari - ci toccherà davvero pagare!
Alla faccia della libertà di opinione!
Paolo
mercoledì, 16 luglio 2008
ebbene sì, grazie al Lodo Alfano ... anche il nostro Silvio nazionale avrà, come il più famoso 007 creato da Fleming, la "LICENZA DI UCCIDERE".
Meditate, gente ... meditate!
Paolo
domenica, 13 luglio 2008
Il problema è che in Italia non si trova uno (dico uno!) capace di fargliela "sta domanda.
Eppure di giornalisti (iscritti all'albo!) ce ne sono a iosa.
A Bill gliel'avevano fatta: "Presidente, lei ha fatto sesso con Monica?"
Lui ha detto "no", ma una commissione investigativa ha accertato il contrario e sappiamo tutti com'è finita.
Allora, cari giornalisti iscritti all'albo, c'è uno tra di voi capace di fare il suo lavoro e quindi fare 'sta domanda?
La situazione italiana è più grave rispetto a quella americana, perché là ... Monica non è diventata ministro.
E qui non mi si può dire "sono fatti loro", perché il ministro ... lo pago io!
Quindi, se siamo in questa situazione di "stallo", la colpa non è sua di lui (del presidente, intendo, che ha sempre fatti i suoi porci comodi), non è sua di lei (della ministra, intendo, che ha messo a frutto le sue doti più disparate) ma di un giornalismo incapace di fare il suo lavoro.
Paolo
venerdì, 27 giugno 2008
venerdì notte mia moglie stava male. Aveva dei forti dolori ad un rene, da far sospettare una colica renale. Ma aveva anche la febbre ... da far sospettare un'infiammazione! Ho chiamato la guardia medica ma non è uscita. Mi hanno detto di darle il buscopan (se poi, dopo qualche ora, il dolore non fosse passato, potevo richiamare!).
Sabato andava un po' meglio (la febbre era scesa, grazie alla tachipirina) ma il dolore continuava e domenica era di nuovo febbricitante.
Richiamata la guardia medica stavolta mi hanno detto di darle il simplex.
Ho provato ad insistere perché qualcuno venisse a vederla ma hanno ribadito che avevano migliaia di chiamate e che certamente si trattava di una conseguenza del caldo.
Lunedì pomeriggio (quando finalmente era orario di ricevimento del nostro medico curante) l'ho portata ed il medico ha detto di andare subito al pronto soccorso per un'ecografia urgente per sospetti calcoli renali.
Alle ore 16.00 entravamo al pronto soccorso del San Raffaele ... e cominciava l'odissea.
Un'ora, due ore, tre ore .... aspetta aspetta, finalmente alle 21.00 (dopo cinque ore di "attesa") si sono decisi a VISITARLA.
(Anche perché ho iniziato ad alzare la voce ...!)
Hanno disposto per l'ecografia .... solo che ormai il reparto era chiuso e quindi bisognava aspettare la mattina dopo.
Quindi le hanno fatto passare la notte febbricitante in corridoio, distesa su una barella del pronto soccorso.
Alle otto l'hanno portata dall'ecografo ... ed alle dieci era ancora ad aspettare.
Altra "urlata" ... da parte mia (con l'infermiera che mi diceva: "abbia pazienza, in fondo siete appena arrivati ...". "Appena arrivati un corno - rispondevo io - siamo qui da 18 ore")
L'ecografia rivelava trattarsi di infiammazione ai reni per cui veniva deciso il trattamento antibiotico, con necessità di ricovero.
In attesa di una stanza, mia moglie continuava ad essere lasciata sulla barella nel corridoio del pronto soccorso.
Allo scoccare delle 24 ore di attesa ... terza urlata: "o mi trovate un letto oppure me la porto via"
Per legge l'ospedale è obbligato a trovare il posto letto al malato che necessita il ricovero.
Al San Raffaele non ne avevano e quindi dovevano trovarmelo altrove.
Solo che loro preferivano ... tenersi la malata in corridoio per un'altra notte!
(Mi hanno detto chiaramente: "sa, noi ci teniamo ai nostri malati, preferiamo curarli noi!)
Alle 17.00 il posto è saltato fuori ... all'ospedale di Cernusco, così l'hanno portata là, dove è tuttora in via di guarigione (anche se le gravità della situazione è dipesa ... dal ritardo! Se venerdì notte fosse uscita la guardia medica e fossero cominciate subito le cure antibiotiche, certamente la storia sarebbe stata diversa!)
L'odissea al pronto soccorso del San Raffaele era durata "soltanto" una intera giornata.
Però adesso vorrei fare alcune considerazioni:
- che il pronto soccorso del San Raffaele fosse intasato, questo è un dato di fatto. Non si può certo pretendere di essere subito assistiti, ma cinque ore di attesa "sdraiati su una barella sopportando il dolore ed essendo febbricitanti" solo per essere visti ... diciotto ore di attesa sempre stando "sdraiati su una barella sopportando il dolore ed essendo febbricitanti" per un'ecografia "urgente" ... e venticinque ore di attesa sempre stando "sdraiati su una barella sopportando il dolore ed essendo febbricitanti" per avere un posto letto, forse sono un po' troppe! Possibile, insomma, che un ospedale come il San Raffaele non abbia una struttura di pronto soccorso capace di evadere le richieste in un tempo "ragionevole"?
- se un ospedale come il San Raffaele non ha posti letto e la legge prevede che il medico del pronto soccorso debba attivarsi per "trovare" il posto letto in un'altra struttura ospedaliera, perché la legge non viene rispettata se non dopo che l'utente inizia ad "urlare" per far valere le proprie ragioni?
- che il bacino di utenza che in passato si indirizzava alla Santa Rita, ora confluisca sul San Raffaele ... è una conseguenza dell'indagine in corso (e qui si apre la discussione: aver chiuso la Santa Rita perché uno o due o tre medici non operavano secondo i principi ippocratici, è stato davvero un bene?)
Paolo
giovedì, 19 giugno 2008
la costituzione, all'art 27 recita: "L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva."
Per la "Santa Rita" il processo non è ancora cominciato ma le sentenze sono già state emesse.
Ed ormai quell'ospedale è agonizzante ed a breve chiuderà.
Delle due l'una: o aboliamo i tribunali (visto che non spetta più a loro emettere sentenze) o aboliamo la costituzione (visto che contiene articoli di nessun valore)
Paolo
(p.s.: è vero, sono di parte. Ho un amico chirurgo che qualche mese fa aveva rinunciato a fare il primario in un ospedale dell'interland perché "quel" lavoro comportava un enorme dispendio di energie per gestire questioni burocratiche. "Paolo - mi diceva - io sono un chirugo. Voglio operare, non perdermi nelle scartoffie". Aveva fatto un accordo con la Santa Rita. I suoi "pazienti" li operava là. L'interesse era reciproco: la Santa Rita "incassava" dalla Regione per le operazioni eseguite all'interno della clinica ... e lui poteva contare su una struttura all'avanguardia che gli permetteva di fare il suo lavoro con successo. Adesso lui, come altri 600 "dipendenti" della Santa Rita è senza stipendio e senza lavoro. Certo, non faticherà a trovare un'altra struttura dove andare ad operare, ed è il primo ad essere "inc...ato" con la Santa Rita, ma la domanda da farsi è: se troviamo una mela marcia (o due o tre o quattro) chiudiamo tutto? Perché per colpa di pochi "presunti" (se siano davvero colpevoli, lo dirà il Tribunale e non i giornali!) la Santa Rita è praticamente chiusa! Quindi - tanto per fare un paragone - visto che in Parlamento di mele marce ce ne sono più che non alla Santa Rita, chiudiamo il Parlamento?)
venerdì, 13 giugno 2008
Menenio Agrippa è ancora attuale!
Per chi non lo ricordasse (ma oggi, si studia ancora la storia di Menenio Agrippa, a scuola!?) quest'uomo visse oltre 2.500 anni fa.
E' rimasto famoso per un aneddoto: assimilava la società ad un corpo umano, dove ognuno deve fare la sua parte perché tutto funzioni a dovere.
Immaginate un mondo dove gli architetti vengano estromessi dalla società e tutte le opere da edificare sono date in gestione ai muratori.
Nessuno mette in dubbio le capacità dei muratori: sono senz'altro in grado di costruire una casa. Ma quando si tratta di costruire un palazzo, oppure un grattacielo, o magari il Ponte di Messina ... non si può pensare di darne l'incarico ad un congrega di muratori.
Ci vogliono gli architetti, ci vogliono gli ingegneri, ci vogliono analisti, finanziatori, geometri ... insomma tutta una serie di operatori del settore che da sempre contribuiscono alla crescita del settore edile.
Immaginatevi che 200 muratori si mettano insieme, costituiscano un'associazione di categoria ed impongano alla società civile di "tagliare" fuori tutti gli altri operatori del settore.
D'altronde sono loro (i muratori) quelli che fanno il lavoro di base, quello "fisico" insomma.
Quindi possono certo imporre le regole: "da oggi in poi chi vuole costruire qualcosa dove rivolgersi a noi, dimenticandosi di architetti, ingegneri e geometri".
Secondo voi una tale imposizione troverebbe riscontro nella politica e, soprattutto, tra chi fa le leggi?
Immagino la "ovvia" risposta.
Spostiamo la discussione su un altro settore, quello delle spedizioni.
E' di questi giorni la notizia: click
È nata Trasportounito, la prima associazione indipendente italiana dell'autotrasporto... Dall'assemblea (alla quale hanno partecipato più di 200 titolari di aziende di autotrasportatori) è scaturito un decalogo di interventi, che punta ad affrancare l'autotrasporto dalla dipendenza rispetto a un mercato dominato da aziende di committenza e di intermediazione ...
Provo a commentare? Notoriamente lo spedizioniere è considerato l'architetto del trasporto.
Se vogliamo spingerci a fare un paragone, l'autista del camion è assimilabile al muratore.
E' certamente un lavoratore indefesso, capace di muoversi nel traffico, esperto nelle operazioni di ritiri e consegne, attento e responsabile nel suo particolare settore.
Ma non lo vedo capace di trattare contratti per trasporti navali, oppure aerei.
E nemmeno me lo immagino a trattare trasporti "camionistici" continuativi per grossi lotti di merce.
Come dicono a Milano "Ofelé fa el to mesté’" ... cioè ognuno deve fare il proprio mestiere.
Però una classe politica particolarmente disattenta sta pensando al trasporto "solo" sulla base di trasporto terrestre a mezzo camion (si sono dimenticati, in un sol colpo, di treno, aereo e nave!) ed ha così elaborato un disegno di legge dove solo il padroncino proprietario di camion potrà sottoscrivere contratti di trasporto.
In poche righe un'intera categoria (gli spedizionieri, 30 miliardi di euro di fatturato, migliaia di aziende e centinaia di migliaia di dipendenti) verrebbe spazzata via.
Assurdo?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Quel disegno di legge c'è, è stato contestato (dagli spedizionieri!) ma sostenuto (dagli autotrasportatori) e siccome questi ultimi, mostrando più intelligenza che non i politici che li rappresentano, hanno capito l'importanza e la necessità della categoria degli spedizionieri, in 200 (padroncini) hanno lasciato la categoria, costituendo una sezione a parte che si batte per l'approvazione di quel disegno di legge e per la conseguente cancellazione degli spedizionieri dal mondo dei trasporti (italiano).
A Prodi (il disegno di legge ... era già partito negli anni passati) eravamo riusciti a spiegare l'importanza dello spedizioniere (e quel disegno di legge era decaduto).
Adesso dobbiamo rispiegare tutto a Berlusconi, sperando che abbia tempo e voglia di capirlo anche lui!
Certo che uno si aspetta un aiuto dalla politica: trovarsi a dover lottare non per ottenere privilegi, ma per evitare di sparire ... non è il massimo della vita!
Paolo Federici
p.s.: Se poi vogliamo allargare la discussione ad altri settori, ecco fatto: perché non cancelliamo tutte le agenzie immobiliari? Solo i "proprietari" potranno vendere le loro case, trattando direttamente con gli acquirenti! Perché non cancelliamo le banche? I soldi teniamoceli sotto il materasso, abolendo assegni e cambiali. Perché non cancelliamo studi commercialisti e notai: gli atti pubblici facciamoceli in privato. Perché non aboliamo gli autosaloni? Le automobili acquistiamole direttamente dalle case produttrici! Perché non aboliamo i supermercati? La spesa possiamo farla dai contadini!
Se invece vogliamo parlare seriamente, rendiamoci conto che gli "intermediari" (come certi autotrasportatori considerano gli spedizionieri) sono indispensabili per il funzionamento del mondo dei trasporti e, quindi, dell'economia!
domenica, 08 giugno 2008
una intera pagina del Corriere della Sera di oggi, pubblicizza la CARTA ACI CITI VISA, grazie alla quale avremo il 5 per cento di sconto sull'acquisto di carburante!
Wow, finalmente qualcuno che ci aiuta a risparmiare sui continui aumenti della benzina!
O no?
Poi leggo (nelle note scritte in piccolo) che lo sconto MASSIMO e di 120 euro all'anno (quindi si tratta di un massimo di sconto di SOLO 10 euro al mese!).
Che la carta è a pagamento (ma non dicono quanto costa, magari poi si scopre che costa ... più dello sconto!)
Che lo sconto del 5 per cento è valido solo fino a fine agosto (quindi ... il risparmio di 10 euro al mese, si riduce ad un massimo di giugno-luglio-agosto = 30 euro).
Che lo sconto lo possono avere solo i "nuovi" soci.
E poi c'è una frase sibillina: "eventuali singoli aquisti d'importo superiore ai 120 euro genereranno comunque uno sconto massimo di 2,40 euro!". A casa mia 2,40 euro su 120 ... significa il 2 per cento, e non il 5!
Continua poi l'elenco, subito dopo, di cosa sia escluso dallo sconto.
Secondo me è una fregatura!
Ma in quanti hanno il tempo e la voglia di fare due semplici conti matematici?
Paolo Federici
giovedì, 15 maggio 2008
diceva un ragazzo di strada (nel senso che viveva e predicava per strada!): "chi è senza peccato scagli la prima pietra".
Il risultato è stato che nessuno ha più scagliato alcuna pietra.
E se qualcuno prova anche minimamente a contravvenire a questa regola ormai "inossidabile", ecco che passa immediatamente da accusatore ad accusato.
Di Pietro ha "provato" a lanciare delle accuse: è diventato a sua volta un imputato (storie di mercedes taroccate, di fatture impagate ... di amicizie sconvenevoli, e via con il gossip e la satira!?).
Montanelli e Biagi? Beh, ormai sono morti, pace all'anima loro.
Giudici imprudenti (Clementina Forleo, ad esempio? O De Magistris!): esautorati e colpevolizzati.
(D'altronde l'abbiamo sempre saputo che gli "statali" sono pagati per non lavorare! Cosa si erano messi in testa quei due: di fare il loro dovere? Mi sa - se non l'ha ancora capito - che Brunetta dura poco!).
Il fatto è che ormai se qualcuno indica la luna, noi guardiamo il dito!
Travaglio ha lanciato delle accuse ... specifiche e dettagliate in un libro.
Invece che andare a leggere cosa ha scritto in quel libro ... andiamo a guardare il suo dito e ci dissanguiamo per cercare qualcosa per far sì che possa essere "lui" accusato.
Ma in fondo, l'aveva già sostenuto il "filosofo" Craxi: "se tutti siamo ladri, nessuno più è ladro".
Se tutti evadiamo le tasse, non c'è più nessun evasore.
Poi ci meravigliamo che la stampa sia succube della politica: in fondo è quello che vogliamo!
E Brenno (quello di "guai ai vinti") è attuale, attualissimo.
Il "nostro" Brenno è un certo signore che in una non troppo recente intervista ha dichiarato: "Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa". Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza. Tutto in quelle carte sequestrate a villa Wanda ventidue anni fa: 962 affiliati alla Loggia. C'erano militari, magistrati, politici, imprenditori, giornalisti. C'era l'attuale presidente del Consiglio, che allora era socialista. Chi ha condiviso quel progetto è oggi alla guida del paese. "Se le radici sono buone la pianta germoglia. Ma questo è un fatto che non ha più niente a che vedere con me". Niente, certo. Difatti quando parla di Berlusconi e di Fini, di Costanzo e di Cossiga lo fa con la benevolenza lieve che si riserva ai ricordi di una stagione propizia. (da un'intervisa di Concita De Gregorio con ... non vi dico chi!)
Paolo