lunedì, 04 giugno 2007
E' vero, la mia aziendina è piccola (siamo a poco meno di 15 dipendenti), però la questione TFR esiste, eccome.
Allora mi sono interrogato: se un dipendente può, giustamente, scegliere cosa fare dei suoi soldi (il TFR, appunto) quali situazioni può trovarsi a vivere?
L'azienda per la quale lavora lo soddisfa, lui crede in quello che fa, gli piace il ruolo che ricopre.
Ne conosce, dall'interno, pregi e difetti.
Sa che è un'azienda sana, in regola con i pagamenti, rispettosa dei fornitori e disponibile con i clienti.
Magari è stato assunto da diversi anni ed ha sempre ricevuto il suo stipendio alla scadenza del mese.
Se ha dovuto fare dello straordinario, gli è stato regolarmente pagato.
Ha avuto inaspettati premi di produzione, almeno negli anni nei quali la situazione economica aziendale lo ha permesso.
Insomma, la qualità della vita all'interno dell'azienda è certamente buona.
Ecco dunque la domanda: per quale motivo dovrebbe scegliere di affidare il suo TFR ad una sconosciuta multinazionale assicurativa, della quale conosce solo ciò che racconta la pubblicità, oppure ad un caotico INPS?
Mi vengono in mente solo risposte "negative": l'azienda per la quale lavora NON lo soddisfa, lui NON crede in quello che fa, NON gli piace il ruolo che ricopre.
Ne conosce, dall'interno, pregi e difetti e sa che i difetti sono tanti.
Sa che NON è un'azienda sana, NON è in regola con i pagamenti, NON è rispettosa dei fornitori e NON è disponibile con i clienti.
Magari è stato assunto da diversi anni e NON ha sempre ricevuto il suo stipendio alla scadenza del mese.
Se ha dovuto fare dello straordinario, NON gli è stato regolarmente pagato.
NON ha mai avuto premi di produzione, nemmeno negli anni nei quali la situazione economica aziendale lo ha permesso.
Insomma, la qualità della vita all'interno dell'azienda è certamente grama.
Allora sì che viene voglia di affidarsi a qualcun altro che, per quanto sconosciuto o caotico, sarà preferibile alla situazione di scontento che viene vissuta in azienda.
Per concludere: per sapere se un'azienda è sana, adesso c'è un metro di misura in più.
Anzichè balaccarvi con bilanci e situazioni bancarie, andate a guardare dove è finito il TFR dei dipendenti.
Chissà quali sorprese troverete!
(ah, dimenticavo, oggi - per la prima volta - ho chiesto ai miei dipendenti cosa avessero scelto: tutti quanti hanno deciso di lasciare il TFR in azienda!)
Paolo Federici
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categoria:politica, riflessioni, giustizia, educazione, assicurazioni, trasporti
giovedì, 22 febbraio 2007
sono in causa con una compagnia assicuratrice che non mi ha rimborsato un danno.
Da tre anni!
All'udienza di ieri il Giudice, poco propensa alla lettura delle carte, non ha voluto prendere in considerazione la richiesta del mio avvocato di pagamento (ex art.186 quater)
In sostanza Lei, che in tre anni di causa per la prima volta ha fatto personalmente udienza, senza farsi sostituire per l'ennesima volta da un giudice onorario, non sa nulla ed intende leggere le carte solo quando la causa andrà a sentenza.
Dunque, proprio con questa idea in testa, ha rinviato la causa al 16/10/2008.
Cioè ... fra venti mesi, cioè fra 600 giorni!
Dall'inizio della causa passeranno cinque anni ... solo per leggere le carte!
Poi si vedrà!
(Ah, il "danno" si è verificato nel 1998. Sono in causa da soli tre anni, perchè, dopo aver aspettato cinque anni, mi ero stufato dei continui rinvii e promesse e rimandi dell'assicurazione!)
Quindi:
- 5 anni ce li ho messi io per decidermi a fare causa all'assicurazione
- 5 anni ce li mette il Giudice per avere il tempo di "leggere" le carte
Secondo voi ... per quale "secolo" potrà essere prevista la sentenza?
E pensare che io l'assicurazione la pagavo per tempo, senza alcun ritardo!
Ma quando la situazione si è invertita (sono loro, adesso, a dover pagare) il tempo acquista una dimensione totalmente diversa.
Paolo
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categoria:riflessioni, assicurazioni, trasporti
lunedì, 22 maggio 2006

questo "fatto" è successo a mio figlio Alessandro!

venerdì mi arriva un ATTO DI CITAZIONE.
Sono accusato di aver causato un incidente automobilistico con la mia auto e mi chiedono il rimborso, visto che "vani sono stati i tentativi di ottenere bonariamente dall'assicurazione ***** il risarcimento dei danni".
Il "fatto" sarebbe avvenuto ad ottobre 2005.
A Napoli!
Però io a Napoli non ci sono proprio mai stato.
Ma nemmeno a Roma e neanche a Firenze.
Vivendo in Piemonte, al massimo sono "sceso" (con l'automobile!) fino a La Spezia.
E allora?
Rintraccio il numero di telefono dell'accusatore e lo chiamo: "scusi, ma ci deve essere un errore. Io a Napoli non ci sono mai stato"
"Ma lei che auto ha?"
Gli spiego: "il tipo di auto - Citroen C2 - e la targa indicati nell'atto di citazione sono giusti. Sta di fatto che io a Napoli non ci sono mai stato. E poi vediamo: di che colore era l'auto che ha causato l'incidente?"
"Era blu"
"Beh, la mia è nera"
Convintosi della mia "innocenza", mi racconta:
"Ho telefonoto diverse volte a quello che aveva causato l'incidente, ma alla fine non si arrivava a niente e allora ho incaricato l'avvocato di intervenire"
"Scusi, ma come si chiama quello che ha causato l'incidente?"
Mi da il nome ed il numero di telefono. Ed io lo chiamo.
Mi presento e poi gli domando: "scusi, ma lei ha fatto un incidente ad ottobre del 2005?"
"non mi ricordo, perché lo vuol sapere?"
"perché, stranamente, è stata riportata la targa della mia auto e adesso chiedono a me il rimborso. Mi puo' dire che macchina ha e come è targata?"
"E' una Hyundai Gets, targata ** *** **, di colore grigio metallizzato"
L'unica cosa in comune con la mia auto sono i TRE NUMERI centrali della targa.
Tutto il resto (tipo di auto, lettere della targa e colore) non c'azzeccano proprio!
Sta di fatto che adesso devo prendere un avvocato e difendermi dall'accusa!
Incredibile, ma vero!
Alessandro Federici

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categoria:assicurazioni