Un sottotitolo imponente: "gli operatori chiedono e le istituzioni rispondono"
La giornata è partita con notizie da paura: la produzione dell'acciaio in Cina è crollata dell'80 per cento. Le aziende cinesi vendono "sottocosto" per mantenere l'occupazione. Il PIL di Singapore (considerata la Svizzera del Far East!) passerà dal più 9 del 2007 al meno 12 del 2008.
Ci sono, in atto, una crisi di liquidità ed una crisi dei consumi.
Insomma, l'abbiamo capito: siamo in recessione.
Bisogna solo capire se sarà una recessione a U, oppure ad L.
Cosa vuol dire, direte voi?
Che se è una recessione di tipo "U" allora dopo il crollo in verticale, ci sarà un periodo di stasi in orizzontale e poi una ripresa, ancora in verticale.
Se invece la recessione è di tipo "L", dopo il crollo verticale ci sarà la stagnazione ... per un tempo indefinito.
Non male come prospettive: siamo in ballo tra (come suol dirsi) la padella e la brace.
Proviamo a fare un'analisi con un po' di ottimismo?
L'Italia - protetta dall'Euro - ha comunque tenuto. Nessuna banca italiana - finora - ho chiuso, nè ha avuto bisogno di immissione di capitali statali (come noi solo la Spagna. Gli altri grandi d'Europa - Germania, Francia, Inghilterra - hanno avuto tutti bisogno di interventi statali).
E poi noi abbiamo ... la black economy (cosa ci tocca sentire!).
La vera differenza la fanno però (ma guarda la novità, che novità non è!) le PICCOLE e MEDIE aziende, che sono molto attive e certamente meglio strutturate rispetto alle grandi.
Dopo queste premesse (elencate in maniera eccelsa da un giornalista come Lorenzo Raffo, direttore di TUTTOTRASPORTI) ha preso la parola il sottosegretario ai Trasporti Bartolomeo Giachino. "Purtroppo - ha detto - niente è più come prima e, dopo quanto avvenuto negli ultimi quindici giorni, la situazione è cambiata ancora".
Il problema - in Italia - sembra essere sempre uno ed uno solo: mancano i soldi (meno male che c'è Tremonti che - tagliando qui e là - cerca di salvare il salvabile!).
Lo ha contraddetto Mario Lovelli, membro della commissione trasporti ma esponente dell'opposizione: "forse i soldi non ci sono perché quelli che c'erano sono stati spesi male".
Ed ha portato l'esempio di solo due "voci di spesa" attualissime: 1,5 miliardi di euro spesi per la riduzione dell'ICI (non dimentichiamo che l'ICI era già stata ridotta dal governo precedente, ma solo per il 40 per cento delle famiglie. Quelle, per così dire, meno abbienti. Il nuovo governo ha esteso il beneficio a tutti) e 2,5 miliardi di euro per risolvere il nodo Alitalia (calcolati sommando i debiti che confluiscono nella "bad company" e gli ammortizzatori sociali messi in atto).
Al di là della polemica, però, se non si sviluppano le infrastrutture (ormai sono decine di anni che ne discutiamo dicendo sempre la stessa cosa!) la situazione non potrà che peggiorare.
Un esempio: le autostrade sono cresciute, in Europa, del 79 per cento. Da noi in Italia del 7,9 per cento.
Abbiamo già speso non so quanti milioni (o miliardi?) di euro per la progettazione (sì, SOLO per la progettazione) del ponte di Messina.
Intanto in Cina hanno progettato e costruito (in cinque anni!) un ponte lungo 10 volte lo stretto di Messina.
E - dulcis in fundo - siamo punto e a capo con la questione autotrasporto: gli autotrasportatori chiedono che il Governo legiferi in materia di TARIFFE (che, secondo i calcoli astrusi degli autotrasportatori, dovrebbero lievitare del 50 per cento) altrimenti bloccheranno ancora strade ed autostrade.
In un mercato che si proclama libero ed aperto alla concorrenza, gli autotrasportatori chiedono - dunque - la "statalizzazione" del settore.
E, per chi ancora non lo sapesse, in quel disegno di legge sull'autotrasporto sono previsti alcuni interventi (sollecitati dagli autotrasportori!) che puntano ad affrancare l'autotrasporto dalla "dipendenza rispetto a un mercato dominato da aziende di committenza e di intermediazione ...!" per cui solo il padroncino proprietario di camion potrà sottoscrivere contratti di trasporto.
Insomma, si sta pensando al trasporto "solo" sulla base di trasporto terrestre a mezzo camion (si sono dimenticati, in un sol colpo, di treno, aereo e nave!).In poche righe un'intera categoria (gli spedizionieri, 30 miliardi di euro di fatturato, migliaia di aziende e centinaia di migliaia di dipendenti) verrebbe spazzata via.
Dunque quelle PICCOLE e MEDIE aziende che - abbiamo visto - sono il vero motore dell'economia italiana vedono il loro futuro ancora più nero?
Assurdo?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Lo so, in questo mio articoletto sono stato un po' polemico e allora lasciatemi finire sull'onda della polemica.
Durante il convegno hanno premiato le aziende che più si sono distinte nel settore della logistica.
Con tante aziende italiane presenti nel settore, sono andati a prendere due multinazionali: CEVA e DHL-DANZAS.
Ho sottomano i dati di bilancio del 2005: CEVA perdeva quasi tre milioni di euro. DHL-DANZAS invece 25 (milioni di euro).
Non so CEVA, ma DHL-DANZAS l'anno dopo è scesa a perderne solo 18 (milioni di euro).
Intanto, per quanto ne capisco di economica, chi NON guadagna NON paga le tasse sul NON guadagno, vero?
Ma allora VINCE (il premio come miglior operatore del settore!) solo chi PERDE (però deve perdere milioni di euro!).
Poi possiamo discutere su come sia possibile che certe aziende perdano somme enormi e continuino a rimanere sul mercato. Io una risposta ce l'ho ma non la dico perché altrimenti mi prendo un'altra denuncia per diffamazione (dire la verità, in Italia, è un reato).
Eppure c'era (tra gli oratori) il titolare di un'azienda che mette insieme TRE caratteristiche:
(1) è ITALIANA
(2) ha GUADAGNATO (non fatturato, sia chiaro, ma GUADAGNATO e quindi pagato le tasse sul reddito!) 670.000 euro nel 2005 e 870.000 euro nel 2006
(3) si dedica all'INTERMODALE (che è la vera soluzione al traffico camionistico, agli intasamenti autostradali, allo smog che ormai ci avvelena la vita!).
Ma non è stato premiato.
Il suo nome? Livio Ambrogio.
La sua ditta? "AMBROGIO TRASPORTI".
(Paolo Federici)
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