l'educazione cattolica inculcataci in giovane età ha fatto sì che certi comportamenti peccaminosi venissero evitati solo per la paura che qualcuno, dall'alto, ci vedesse.
Spesso poi la serietà nell'agire è stata condizionata dal "cosa dirà la gente?".
Insomma, sapere di essere osservati (anche solo dalla propria coscienza) instillava nelle persone la voglia di far bene prima per non doversi vergognare poi.
Andando un po' a ritroso nel tempo, ricorderete la gogna di medioevale memoria.
Essere additati al pubblico disprezzo era una punizione assai pesante.
Tutto questo per dire che sapere di essere intercettati dovrebbe avere le stesse funzionalità positive: non faccio il male perché (forse) Dio mi vede, non faccio il male perché (forse) qualcuno mi intercetta.
Lo so, bisognerebbe fare il bene a priori, come ci insegna Kant.
Ma se la nosra indole è naturalmente cattiva, la paura dela galera dovrebbe tenerci lontano dal fare il male ed altrettanto dovrebbe fare la paura di essere visti o sentiti.
Se poi qualcuno non vuole essere intercettato ... o non vuole andare in galera, la soluzione è semplice: basta NON andare contro la legge (nè quella umana nè quella divina).
Come dicevano i nostri vecchi: "male non fare, paura non avere".
Chi invece legifera sia per NON essere intercettato (così da non rischiare di essere sentito) che per NON essere processato (così da non rischiare di andare in galera), forse qualche scheletro nell'armadio ce l'ha!
Paolo
categoria:politica, riflessioni, religione










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